I giovani prima di tutto e’ una raccolta di articoli incentrati sulle abilita’ dei ragazzi che meglio esprimono il loro potenziale.

Questa settimana ne parliamo con un esperto, anche lui anziano di esperienza ma non di età: Ilario Pensosi. Ilario è docente di scienze motorie a Milano, direttore sportivo e responsabile scouting. Esperienze di valore con Ancona, Reggiana, Vicenza, Fano.  Viene spesso invitato in trasmissione sportive quale opinionista. Consulente per il mercato calcistico nonché’ osservatore e talent scout, muove i suoi primi passi nella società calcistica di casa Pensosi-Vitale di Crispano, con un ottimo tornaconto di competenze e visione del reale potenziale sportivo dei suoi allievi. Successivamente incontra Giuseppe Pompilio (attualmente vice direttore sportivo del Napoli), suo insegnante di “Comunicazione sportiva’, all’ Università di Urbino che gli illustra la possibilità di intraprendere la strada di osservatore calcistico. Inizia cosi’ il suo percorso in proprio di consulente, tramite tra la societa’ e l’agente. Di persone che contano in quest’ambito Pensosi ne ha conosciute tante avendo avuto modo di sperimentarsi in tutta Italia, in alcune nazione Europee, dalla serie B alla lega giovanile.

Che skills deve avere un professionista come te?

“Tanta passione ed esperienza sono alla base di una ricerca, fondata su un eccepibile occhio clinico ed una conoscenza meticolosa della burocrazia dei paesi di provenienza degli atleti. È capitato qualche volta che preziosi talenti siano stati fermati da cavilli burocratici. In una situazione particolare sono riuscito, mettendo in campo tutte le mie conoscenze a inserire un abile africano in Svizzera anziché’ in Italia. Spesso bisogna combattere anche con i mass-media che, sono ad influenzare le scelte politico governativa nel campo extracomunitario”.

Quali sono le peculiarità che deve avere un giovane calciatore pronto per un percorso professionalizzante?

“Tutto dipende dai ruoli, dalla richiesta dei club e dall’ ingaggio.  Il difensore centrale deve essere dotato di buona tecnica e fisicità e il centrocampista deve dimostrare molta resistenza perché’ si potrebbe trovare a dover assumere il ruolo di mezz’ ala. Gli attaccanti oltre a tutte le caratteristiche elencate per i precedenti ruoli, vanno inseriti in base al modulo richiesto. Oggigiorno è l’allenatore che esterna esigenze mirate alla sua tattica di gioco. Per i portieri, preferisco non esprimermi, ci sono figure apposite che si concentrano solo sull’estremo difensore”.

Quali le differenze ci sono tra le varie culture con cui hai avuto a che fare?

“Gli africani giocano per passione e per uscire da un ambiente che li costringe a situazioni estreme. Purtroppo si perdono dopo i 25 anni e diventa difficoltoso gestire i periodi di Ramadan per la mancanza di attivita’ dovuta alla scarsa alimentazione. Gli italiani, hanno ingaggi elevatissimi e sono bloccati dalla burocrazia.  Le società italiane che hanno un buon settore giovanile sono le uniche ad investire. sui piccoli talenti. Gli scandinavi invece che stanno andando di moda in questo periodo, garantiscono ottima prestazione ed a costi accessibili”.

Tra nord e sud Italia invece quali differenze?

“Il divario delle strutture sportive che c’era qualche anno fa, si sta colmando. Sono tanti i luoghi anche nel meridione dove poter praticare attività di un certo livello. C’è da dire però che i meridionali risultano più attivi e con voglia di emergere, situazione che si vede meno nei ragazzi settentrionali con una vita prevalentemente agevole”.

Si dice che l’Italia non sforni più campioni, come mai?

“L’ Italia, i campioni che ha, spesso, come ho detto prima, sono ostacolati dalle alte richieste economiche. Riferendoci al settore giovanile invece, se da un lato cresce enormemente la qualità degli allenatori e crescono le figure necessarie al potenziamento degli atleti come: coach, nutrizionista, personal trainer, agenti, consulenti e così via., dall’altro i ragazzi provengono sempre di più da situazioni familiari senza un punto di riferimento. Non c’è più tempo da dedicare ai problemi dei figli. Scuola, allenamento, studio e riposo: quando c’è tempo di ascoltare i loro problemi?  C’è da aggiungere che le scuole calcio non fanno selezione, prendono tutti per aumentare i profitti. Accumulando iscritti diventa difficile la selezione di qualità.Capita spesso che i bambini siano l’esempio dei desideri repressi dei genitori e non l’espressione della loro volontà”.

Cosa si potrebbe fare per migliorare le capacità dei calciatori di ogni età.

“Da piccoli a grandi, insistere sul supporto psicologico sarebbe di grande aiuto.

  • Differenziare meglio l’età dell’apprendimento: 6-12 anni, polivalenza sportiva; 13-18 anni, concentrarsi sul gioco ed evitare di pensare al risultato.
  • Agire come nel calcio inglese, va avanti chi ha più talento“.
  • Evitare di prendere qualsiasi under nella lega pro  per abbassare i costi e puntare su giovani validi”.

Qualche talento su cui hai puntato?

“Ne osservo ed individuo diversi costantemente ma che ora calcano i campi professionistici posso citare dei giovani, tutti del 2000, dell’ under 21 della nostra nazionale.

Emanuel Vignato (trequartista, Chievo Verona)

Nicola Rauti ( attaccante centrale, Torino)

Fabrizio Caligara ( centrocampista del Cagliari)

Gabriele Corbo (difensore Ascoli)

Davide Bettella (difensore del Monza, in prestito dall’Atalanta)

Novità per il futuro?

“Sta incredibilmente crescendo il calcio femminile e cresce la possibilità di espandere i servizi del settore sia qui che all’estero”, chissa’, potrei sfruttare le mie competenze in questo nuovo challenge.

ILARIO PENSOSI: LinkedIn

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