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1 commento

  1. Gentile Luigi Capasso, da quanto letto nel suo articolo ,trovo enormemente sconcertante quanto accaduto ad Avellino in un circolo di tennis ,un luogo di forte aggregazione sociale,umana e culturale. Lo sport è una marcia in più nel corso della vita, da tanto a livello di benefici ed aspetti formativi. Interessante è quello che scrive il CONI sul Bilancio di ottenibilità 2016: “Lo sport è un veicolo di inclusione, partecipazione e aggregazione sociale nonché uno strumento di benessere psicofisico e di prevenzione. Inoltre, svolge un ruolo sociale fondamentale in quanto strumento di educazione e formazione che permette lo sviluppo di capacità e abilità essenziali per la crescita equilibrata di ciascun individuo. Nella consapevolezza di tale valore, il CONI si impegna affinchè lo sport sia valore aggiunto ,importante per la società, per i bambini, ragazzi, adulti, anziani. E’ una scuola di vita, si imparano regole. Si impara a stare con gli altri per condividere e contribuire a obiettivi comuni difficili, sfidanti ma raggiungibili. Interessante quello che viene riportato su Sport e migrazione anche sul libro bianco: “Utilizzare il potenziale dello sport per l’inclusione sociale, l’integrazione e le pari opportunità.
    Sul libro bianco della COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE (Bruxelles, 11.7.2007) è riportato che lo sport è anche fonte di valori importanti come lo spirito di gruppo, la solidarietà, la tolleranza e la correttezza e contribuisce così allo sviluppo e alla realizzazione personali.
    Gli atleti tutti, e dunque anche quelli con disabilità psicofisiche,motorie,ed intellettive,di cui si parla nell’articolo,devono sperimentare di far parte di una rete sociale, di avere una base sicura di riferimento che si occupa e si preoccupa per loro, per il loro benessere e per la loro miglior performance individuale e di squadra, senza pretese impossibili e senza pressioni incalzanti.Il suo articolo,oltre che di denuncia, deve essere per noi tutti,operatori del settore,formatori,educatori,maestri, insegnanti,psicologi,insegnanti di sostegno,genitori, un monito, la forza e la volontà di combattere l’ignoranza,la paura,la discriminazione sociale,culturale ed umana, che ancora oggi è presente nella nostra società.Si parla tanto di inclusione e di aggregazione,di superamento di barriere e limiti mentali, di spirito di collettività, di uguaglianza.Sono accanto all’imprenditore boschese,e a tutti quelli che come lui,ogni giorno cercano di far comprendere a tali ‘maestri’ che per essere chiamati tali devono prima comprendere l essenza pura del significato di MAESTRO.Bisogna meritarsi di essere chiamati formatori,educatori, maestri, perchè non è un titolo, nè un diploma nè tantomeno una laurea a renderci tali!
    Federica, mamma felice ed orgogliosa della sua bimba autistica

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