Veronica Iannone: comunicazione, ambizione e parità

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Veronica Iannone è da poco la nuova responsabile della comunicazione del Milano City FC, una società giovane e ambiziosa di Eccellenza. Ci ha concesso un’intervista esclusiva in cui parla del progetto a cui ha preso parte e della crescente presenza femminile nel mondo del calcio.

Chi è Veronica Iannone?

“Sono una cittadina del mondo. Mia madre è di Palermo, mio padre di Salerno ed è un ex tenente colonnello, un lavoro che lo ha portato a spostarsi spesso. Di conseguenza, anche io mi spostavo e ho dovuto adattarmi, un aspetto della mia personalità che è perdurato nel tempo. Amo viaggiare e quando posso, faccio fagotto e parto. Vivo a Milano, mi sono laureata in pedagogia e ho conseguito da poco un master di secondo livello in gestione delle risorse umane. Nel mio percorso di studi ho approfondito la pedagogia dell’inclusione, in particolare pedagogia di genere e strategie di formazione. 
Un anno fa ho conseguito la certificazione di educatore sportivo, rilasciata dal CSI e riconosciuta dal CONI, naturale prosecuzione dei miei studi. L’educatore, nello sport, è fondamentale: deve trasmettere valori come inclusione, rispetto e gestione del conflitto; lo scopo è quello di formare persone che giochino di squadra e che possano intraprendere un dialogo costruttivo. Il calcio è una vera e propria struttura educativa che va costruita con pazienza e competenza.”

Un percorso coerente e degno di nota, alla base ci deve essere una forte passione non solo per il calcio ma per lo sport in generale. 

A casa mia si respirava calcio. Mio padre ha giocato tra i dilettanti a Salerno, mio fratello giocava come portiere in una squadra locale e io spesso andavo a vedere le partite. Tuttavia, non ho mai giocato, se non qualche partitella ogni tanto (ride, ndr). Sono sempre stata una sportiva, ho provato molte discipline in tante città diverse.  

 Un amore per lo sport che, infatti, ti ha portato a entrare in questo mondo. 

Sì, attualmente sono responsabile della comunicazione di Milano City FC, una società giovane e ambiziosa di Eccellenza.
Curo la parte social e faccio in modo che il tifoso appassionato possa essere aggiornato giornalmente sulle dinamiche della squadra e dello staff. L’obiettivo è creare un vero e proprio legame con la tifoseria e con il territorio milanese, un compito arduo a causa della grande concentrazione di squadre e della competitività tra queste.
Sto preparando un piano editoriale che comprenda articoli di vari formati, interviste e comunicati stampa, per permettere ai tifosi di riconoscersi nella vision della squadra. 
Anche in periodo di Covid non ci siamo fermati, la squadra non è mai stata abbandonata a se stessa. La società si è rinnovata tanto e i giocatori continuano ad allenarsi. Come da protocollo, fanno il tampone ogni settimana e tutti seguiamo le regole scrupolosamente. Quando il campionato e l’intero movimento ripartirà, noi saremo prontissimi e puntiamo a innalzare sempre di più il nostro livello. Il fine ultimo è diventare, tra qualche anno, la terza squadra di Milano. 

 

 Un progetto molto ambizioso. 

Decisamente. La società, nonostante sia giovane, sta crescendo tanto e con valori che condivido. Questo è il fattore che mi ha convinta a intraprendere una collaborazione. Stiamo sviluppando delle partnership sul territorio, c’è una forte attenzione alla formazione e al settore giovanile e, soprattutto, non esiste distinzione tra uomo e donna. Il primo sostenitore di questa non-distinzione è il presidente (Salvatore Varano, ndr), una persona che stimo profondamente. Tutto lo staff mi ha messa subito a mio agio, comunichiamo efficacemente e giochiamo di squadra, che è l’aspetto più importante. Nessuna battutina sul fatto che le donne non sappiano cosa sia il fuorigioco. La presenza della vice presidentessa (dott.ssa Barbara Vidalendr), che peraltro stimo tantissimo, è stata sicuramente uno dei punti a favore che più mi hanno convinta del progetto. La società punta tanto sulla parità di genere e mi sono sentita incoraggiata, perché alla fine quello che conta sono le competenze professionali, non chi le possiede. Il Milano City mi ha dato carta bianca e mi ha dato lo spazio e la fiducia necessaria per proporre e sviluppare le mie idee.  

 Come vedi questa apertura progressiva del mondo del calcio nei confronti delle donne, sia sul campo che negli staff?  

Ho cominciato a percepirla dopo i Mondiali del 2019, in cui la nostra Nazionale ha stupito tutti. L’interesse è cresciuto esponenzialmente ma la strada è ancora lunga. Finalmente stiamo cominciando a capire che la figura femminile non è un valore aggiunto bensì essenziale. Non è che la donna porta “quella sensibilità in più”, non è vero. Perché la donna non può essere sensibile e al contempo professionale?
A livello federale la presenza femminile è ancora bassa, si parla del 14/18%, però a livello societario ci sono degli investimenti maggiori, più tesseramenti, dati anche dal fatto che presto le calciatrici verranno riconosciute come professioniste e non come dilettanti. Finalmente. Questo cambiamento comporta delle modifiche allo staff e la presenza femminile all’interno delle società ne gioverà, il problema però resta nella Federazione. Il movimento è in crescita e non può essere ignorato, come dimostra la nomina di Valentina Vezzali a sottosegretaria allo sport, una vera e propria svolta politica. Io sono fiduciosa, l’onda di rinnovamento arriverà anche ai piani alti. 

 Un problema che si trascina anche sui social, un campo che è un po’ il tuo pane quotidiano… 

Sicuramente è un problema della comunità, è come se tutto quello che viene pubblicato debba necessariamente essere commentato. Lo schermo è un’armatura. Tante volte le persone, sentendosi protette, si lasciano andare in insulti veri e propri invece che di criticare in maniera costruttiva. Per quanto i social cerchino di limitare questi comportamenti, arginarli totalmente è impossibile. Il vero cambiamento deve partire dalle persone, deve cambiare la cultura di riferimento, l’educazione di base e, in questo caso specifico, la visione del calcio come un gioco riservato agli uomini. Trovo assurdo parlare di questi argomenti, perché sono la normalità. Devono esserlo.  

 Che consiglio daresti a uno studente, una studentessa o un* semplice appassionat* che sogna di entrare in questo mondo? 

Sicuramente di non mollare mai e di non farsi abbattere dalle discriminazioni che ancora esistono in questo settore. Studiare è fondamentale, informarsi e specializzarsi su un settore specifico può essere una buona idea, per rendere le proprie competenze più spendibili. Un altro aspetto centrale è l’atteggiamento: non pensare mai di essere arrivat*, mantenere la mente sempre aperta e pronta a captare ogni dettaglio che possa essere sfuggito. Umiltà, quindi. Credo fermamente nell’apprendimento continuo, in tutti i settori.
La professionalità di una persona prima o poi viene notata e troverà il proprio posto. A patto che continui a crederci. 

Dove trovare l’intervista

L’intervista a Veronica Iannone la potrete trovare anche sul pdf settimanale di domani, martedì 16, richiedibile alla mail [email protected]

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