Ci siamo “Messi” a letto tardi, ma felici. Un po’ come i bambini durante la notte della vigilia di Natale. Lionel Messi ha salvato l’Argentina e tutti quelli che amano il calcio. Perché un Mondiale senza l’Albiceleste sarebbe stato triste, come trascorrere le festività natalizie senza la propria famiglia. Ci siamo stropicciati gli occhi, ancora una volta, di fronte alle giocate del calciatore più forte del mondo. L’Ecuador era già avanti di un gol dopo soli quaranta secondi di gioco. Poi, la paura di non partecipare al prossimo Mondiale in Russia, è stata spazzata via da un alieno con la maglia numero 10. Ha fatto tutto lui, come se fosse la cosa più facile di questo mondo. Si è trascinato dieci calciatori e un intero popolo sulle spalle, segnando tre gol (l’ultimo bellissimo), dimostrando ai maligni di essere decisivo pure senza la “camiseta” del Barcellona. Nemmeno ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati a vivere l’era di Messi e Ronaldo, due fuoriclasse indiscutibili che dovremmo ringraziare ogni giorno per quello che hanno dato al calcio. Il 3-1 finale vale alla squadra di Sampaoli il terzo posto del gruppone sudamericano dietro a Brasile e Uruguay, mentre Messi arricchisce il suo già straordinario curriculum con 61 reti in maglia albiceleste un nuovo record, quello di principale goleador nella storia delle Eliminatorias (in condivisione con Suarez) a quota 21 centri. Avevano ragione i Bluvertigo. E’ praticamente ovvio che esistano altre forme di vita. “Messi…one compiuta”.

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