Tutti contro Willie e il rapper contro il razzismo

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Galeotto fu Twitch. In una diretta radiofonica, Willie Peyote commenta con parole ruvide il Festival di Sanremo e le performance di alcuni suoi colleghi. Il rapper torinese prima attacca Francesco Renga,  scatenando le ire dell’ex moglie Ambra Angiolini sui social. Non contento, Willie definisce Ermal Meta un “ruffiano” per aver cantato “Caruso” alla serata delle cover, che ha coinciso con il compleanno di Lucio Dalla.

Non c’è da stupirsi per la sua sincerità, i testi delle sue canzoni sono cristallini e tutt’altro che ipocriti. Lui stesso, sul suo account ufficiale  Twitter, si definisce: “nichilista, torinese e disoccupato perchè dire cantautore fa subito festa dell’unità e dire rapper fa subito bimbominkia”. 

Il testo di “mai dire mai (la locura)” lo conosciamo a memoria, ed è proprio una rivoluzione per il politically correct Festival di Sanremo. Il rapper con sottile ironia sberleffa in un colpo solo la società moderna, le misure ristrettive del Governo, e lo fa sulla tv nazionale. Chapeau.

Nel ritornello Willie provoca, citando trasversalmente il calcio, che ha una notevole risonanza nel nostro Paese:

“Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio due palleggi, mai dire mai (…)”.

Gli stadi aperti, le partite a porte chiuse. Questo non ha fermato gli insulti razzisti ricevuti da Ibrahimovic a Belgrado durante il match di Europa League tra Stella Rossa e Milan. Zlatan è stato offeso con il termine: “balija” utilizzato dai serbi per discriminare i bosniaci. La Uefa ha aperto un’inchiesta.

Io chiederei aiuto a Willie il Peyote:  il suo pezzo: “Io non sono razzista ma…” potrebbe risuonare benissimo come colonna sonora delle partite di calcio, visto che il vizio del razzismo non si decide a morire.

Vi lascio il video:

 

 

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