Balotelli

Il week end calcistico che si è appena concluso ci ha portato i consueti Top e Flop, ma oltre a questi, che restano quasi goliardici e sono più che altro un divertissment, su quanto si vede in giro per i campi di calcio, questo fine settimana ci ha regalato anche il bello e il brutto di questo sport.

Tragico flop

Non si può restare indifferenti, né non farsi domande, di fronte alla follia umana, quando due tifoserie di due squadre dilettantistiche vengono, pare volontariamente a contatto e addirittura ci scappa il morto.

Sembra la trama di un brutto racconto, è invece la realtà di quanto accaduto domenica scorsa in Basilicata.

Perché? Ha talmente così poco valore la vita umana per alcune persone, tanto da sacrificarne una? Può essere il calcio, il nostro amato calcio, che ci regala gioie e sofferenze, essere il pretesto per tali nefandezze?

Bimbo top

Perché è chiaro che il calcio resta un pretesto, non lo è nelle lacrime del bambino del “San Paolo” di Napoli che piange per le sconfitte dei suoi beniamini.

Non suscita allegria, naturalmente, ma la tenerezza di quell’immagine televisiva racchiude tutta la passione e l’emozione che può regalare questo sport.

E dovrebbe essere un elemento che tutti gli addetti ai lavori dovrebbero considerare, che significa avere rispetto innanzitutto per sé stessi e per il proprio lavoro, poi per quei tifosi per cui il pallone è una parte importante della vita.

Le lacrime di Marcelo

Continuando a parlare di lacrime, stavolta dei protagonisti in campo, al Top mettiamo Marcelo del Real Madrid. Puoi essere un grande campione, uno che ormai in campo non deve dimostrare nulla, che ha vinto tutto quanto è possibile vincere, ma uscire tra i fischi del tuo pubblico che ha giudicato la tua prestazione non all’altezza, ti può ferire, e ferisce il brasiliano, che non trattiene le lacrime di rabbia, perché al di la di quanto sopra, il pallone resta emozione pura anche per i plurimilionari protagonisti.

Solita Balotellata

Di contrasto, tra i Flop ci finisce ancora unna volta, Mario Balotelli. Qualche anno fa, quando ancora militava in Inghilterra ed era famoso per le sue mattane, dopo un gol esibì una maglietta con su scritto “Perché sempre io?”.

Poteva dare un’idea di vittimismo del nostro, di un accanimento nei suoi confronti, ma come può un giocatore che è tornato a giocare nella sua città, che è sicuramente un campione potenziale, che si gioca anche le ultime possibilità di essere chiamato in Nazionale per gli imminenti Campionati Europei, come può, dicevamo, far durare la sua gara contro il Cagliari solo otto minuti, quanti sono intercorsi tra il suo ingresso in campo e la sua, sacrosanta, espulsione?

Di fronte allo sperpero di tanto talento ci piange il cuore, a Balotelli non ci viene altro da dire “Sei sempre tu, Mario”.

Potrebbe interessarti

Accadde Oggi | 13 luglio 2014: quel gol di Gotze che piegò Messi

L’edizione del 2014 del campionato mondiale si svolgeva in Brasile sessantaquattro anni do…