Di Raffaele Ciccarelli

La mancanza del calcio di Serie A e B in questa settimana dedicata alle nazionali ci fa mancare i
consueti spunti, anche un po’ stantii, per la verità, fatti di polemiche arbitrali con var connesse, ma
ci permette al tempo stesso di poter spaziare con lo sguardo in angoli remoti, recessi offuscati dal
calcio di cui sopra, ma che poi, sostanzialmente, costituiscono l’humus vitale dello stesso. Partendo,
però, dal grande calcio, al Top va sicuramente la nazionale italiana di Roberto Mancini: gli azzurri
giocavano in Bosnia una partita inutile ai fini della qualificazione, avendo già raggiunto l’obiettivo
Euro 2020, ma contro avversari non facili, che potevano schierare campioni come Miralem Pjanic o
Edin Dzeko, hanno dato vita ad una partita eccellente, vincendo tre a zero. Considerando che la
storia della nazionale è piena di partite scialbe quando amichevoli o non importanti, è un evidente
grande merito del CT Mancini quello di pretendere sempre il massimo dai suoi, partita dopo partita.
Venendo in casa nostra, perché il calcio è tale indipendentemente dai livelli e dalle categorie, dietro
la lavagna non può che finire il Rieti e la stessa Federazione: possibile che dopo gli scempi delle
passate stagioni, le promesse di più rigidi controlli affinché certe situazioni non abbiano più a
verificarsi, ci ritroviamo ancora con una squadra che rinuncia a giocare, falsando in pratica tutto un
torneo? Credo che i tifosi, gli appassionati, ma gli stessi addetti ai lavori che si comportano
seriamente, non meritano un simile trattamento, il problema che ancora stiamo a cercare soluzioni
che, almeno a chi scrive, sembrano lapalissiane: riduzione delle squadre, campionati più equi e
maggiori controlli sugli iscritti. Difficile? Boh. Dal brutto al bello del calcio: tra i Top va
sicuramente citato il presidente Paolo Brogelli dell’Invictasauro: non per l’esonero dell’allenatore
della sua Juniores che ha vinto 27 a 0 umiliando, pare scientemente, gli avversari del Marina Calcio,
quanto per le parole che lo hanno motivato, tra cui mi piace citare: “L’avversario va sempre
rispettato e oggi questo non è avvenuto”. E ancora, sull’esonero del tecnico: “I nostri tecnici devono
avere il compito di allenare e, soprattutto, di educare i ragazzi. Questo oggi non è avvenuto”.
Indubbiamente sono parole da condividere e ci farebbe piacere riscontrare più spesso pensieri del
genere: se solo si pensa che questo tipo di degenerazioni le possiamo riscontrare anche a livello di
Pulcini ed Esordienti, dove il credo ancor prima di “educare” dovrebbe essere di “divertire”,
capiamo di quanto abbiamo bisogno di esempi simili. Per concludere, una menzione al Top anche
per il Brasile Under 17. Conoscendo le traversie che hanno vissuto i verde oro in un passato recente
al Mondiale organizzato in casa loro nel 2014, e al dramma che ne è venuto fuori con la traumatica
sconfitta per sette a uno in semifinale dalla Germania, questi ragazzi hanno dimostrato grande
carattere, rimontando due reti alla Francia in semifinale nei minuti finali e una al Messico nello
stesso periodo in finale. Il talento è sempre tanto, di tattica e strategia forse devono ancora lavorare,
come sempre, ma rispetto agli ultimi tempi questa promette di essere una generazione tenace, che
non si dà mai per vinta, dal grande spirito di squadra e collettivo. Ne sentiremo ancora parlare.

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