Terra di Lavoro, la fine di un’epoca

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L’edizione odierna di “Cronache di Caserta” traccia un quadro fosco dello sport casertano: con l’esclusione definitiva dalla Lega Pro dei falchetti di Giuseppe D’Agostino – a meno che non accadano miracoli dell’ultima ora – la città della Reggia non è più rappresentata nell’ambito dello sport professionistico. Da 16 anni, tra calcio e altre discipline, Caserta e dintorni facevano sentire la propria voce tra i professionisti: Real Marcianise, Aversa Normanna, Gladiator, Casertana, Caserta Softball, Juvecaserta e Volalto rappresentano il passato di una provincia che aveva fame di vittorie e poteva raccontare belle storie di agonismo.

Il caso Casertana

Proprio la vicenda del club di D’Agostino, che nel 2013 aveva salutato il calcio dilettantistico senza più tornarvi, rappresenta il caso più assurdo del declino sportivo della realtà casertana: fino al fatidico 28 giugno, termine ultimo per presentare i documenti necessari per l’iscrizione al campionato 2021/2022, niente faceva pensare a un epilogo così drammatico. Il ritardo inspiegabile con cui è arrivata la fideiussione salva-vita, invece, ha reso inutile la perizia dell’avvocato Edoardo Chiacchio, un mago del diritto sportivo, e così per i falchetti si aprono le porte della Serie D, che permetterebbero comunque al club di conservare una dimensione nazionale, o addirittura dell’Eccellenza e delle sue competizioni regionali. La retrocessione della Casertana, maturata nelle aule di tribunale, è in realtà un colpo al cuore per la città stessa, che sperava anche in un complessivo rilancio delle strutture sportive con la costruzione del nuovo “Pinto”.

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