Arrivato nella notte come un fulmine a ciel sereno, l’annuncio della creazione della Super League è un terremoto per l’intero movimento calcistico europeo.
Juventus, Inter, Milan, Manchester United, Manchester City, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Tottenham, Barcellona, Real Madrid e Atletico Madrid: queste le dodici società “dissidenti” (e certamente tra le più ricche) pronte a cambiare i connotati alla massima competizione europea così come la conosciamo.

Le prime reazioni del mondo del calcio sono state indignate, ma una notizia di tale portata si è spostata rapidamente anche tra le personalità pubbliche, i media e i non addetti ai lavori, tanto che ora tutti hanno una propria opinione sulla disputa. Il tono, tuttavia, è rimasto lo stesso.

INGHILTERRA

In Inghilterra gli animi si sono scaldati fin da subito, del resto la metà delle squadre attualmente coinvolte arriva proprio dalla Premier League. La Premier stessa ha emanato un comunicato in cui prende aspramente le distanza dalla creazione della Super League e i tabloid d’oltremanica non parlano d’altro.

The Indipendent parla di un “takeover americano”, paragone che lascia il tempo che trova, soprattutto per chi lo sport americano lo segue e lo conosce, però prosegue parlando di “punto di non ritorno” e “dichiarazione di guerra”, che è proprio quello che sembra stia accadendo.

Tuttavia, la cassa di risonanza più forte è nelle mani dei calciatori, tra cui spicca la voce di Gary Neville, ex difensore e capitano del Manchester United e amatissimo in patria.
Atto criminale“, “hanno tradito tutti i loro tifosi“, “disgustato“, una vera e propria invettiva che non risparmia nessuno, tantomeno il suo Manchester United.

Importante è anche il comunicato dell’EFL (via Twitter e retwittato proprio da Neville), che “condanna le proposte che minino la competizione alla pari sulla base della quale è fondato il nostro gioco

FRANCIA

In Francia sono intervenuti nel dibattito Emmanuel Macron e Marine Le Pen, avversari alle urne ma concordi sul condannare la creazione di un campionato d’élite per pochi privilegiati. Il presidente francese si schiera a favore di tutte le società che si sono opposte e continueranno ad opporsi, la leader del Rassemblement National minaccia addirittura barricate, per evitare una “minaccia alle fondamenta storiche”.

Stesso discorso per la Federcalcio francese e per la Ligue One, che si sono schierate al fianco della UEFA a difesa della storica Champions League: “Il progetto di Super League porrà fine ad un sistema basato sul merito sportivo che ha saputo dar vita a meccanismi di solidarieta’ con tutte le federazioni europee”. “FFF e LFP – conclude la nota – ricordano che la base sei campionati nazionali contribuisce allo sviluppo di tutto il calcio. In Francia, attraverso meccanismi di solidarieta’, il calcio professionale irriga tutto lo sport e il calcio amatoriale”

SPAGNA

El Pais, El Mundo e La Vanguardia, quotidiani con direzioni politiche estremamente divergenti, si trovano d’accordo sulla condanna della nuova competizione. Mentre da Madrid filtrano le prime dichiarazioni a favore della Super League pronunciate dal neopresidente Florentino Perez, il resto della Spagna è in rivolta.

Aiuteremo il calcio ad ogni livello e lo porteremo ad occupare il posto che a ragione gli spetta nel mondo. Il calcio è l’unico sport davvero globale con più di quattro miliardi di appassionati e la responsabilità di noi grandi club è di rispondere ai loro desideri” queste le parole di Perez, che non menziona la partnership centrale con il colosso finanziario JPMorgan e che l’obiettivo della Super League, più che lo spettacolo e la competizione, è la triplicazione del fatturato (da 3,2 miliardi attuali, stima calcolata sui ricavi della Champions League, ai 10 che sono l’obiettivo di medio-lungo termine).

ITALIA

Di favorevoli ce ne sono ben pochi. Primo tra tutti Andrea Agnelli, che è anche vice-presidente della competizione neonata, fiducioso del fatto che sarà un toccasana per i tifosi ma soprattutto per i bilanci.

Fuori dal rettangolo verde si sono espresse tante voci più o meno autorevoli e l’impressione diffusa è che per giorni non si parlerà d’altro. Una di queste è quella dell’ex Premier Giuseppe Conte.

La reazione della FIGC e della Lega A non si è fatta attendere ed è durissima: “Resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto” e la minaccia si estende anche ai giocatori delle squadre coinvolte, visto che se non si tireranno indietro sarà negata loro anche la maglia della Nazionale.

Perché la Super League è pericolosa

L’idea di raggruppare in un unico campionato le squadre più forti d’Europa esiste già e il suo nome è Champions League. Questo assunto non implica che la competizione sia intoccabile, anzi, deve essere una spinta a rinnovarla e a calibrarla per rispondere agli interessi delle società (perché è inutile girarci attorno, ci DEVONO guadagnare) e soprattutto dei tifosi.

Un campionato a cui accedono delle squadre già stabilite, in che modo premia la squadra migliore? Forse premia la più ricca, ma se, per fare un esempio, l’Atalanta batte la Juventus e si dimostra una squadra migliore per quale motivo non dovrebbe competere con i migliori?

Il calcio è un gioco del popolo. Ci si mette poco a organizzare una partitella con gli amici, quando siamo bambini bastano un paio di scarpe e un pallone scucito con la camera d’aria che spunta dalle cuciture. Privatizzarlo (perché è di questo che si tratta) significa calpestare le piccole società che competono per raggiungere i livelli più alti, restituire ai tifosi l’immagine di un gioco che premia il più ricco, privarsi di tutti quegli exploit inaspettati che ci fanno esplodere il cuore.

Il mondo del calcio non è rimasto a guardare e la voce dei contrari è sempre più forte. Anche se c’è da dire che la Super League è riuscita in una vera e propria impresa: è riuscita a mettere d’accordo tutti, da Macron e Le Pen a spagnoli e indipendentisti catalani, passando anche in Italia e allineando tutta la scena politica italiana da sinistra a destra.

Chiudiamo qui, facendoci strappare una risata dagli amici di VujadIn Boskov, anche se, in fondo, è una risata amara.

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