È un confine estremamente labile, senza pareti o muri di protezione, una sottile linea rossa quella che divide la vittoria dalla sconfitta in una partita di calcio. È quanto abbiamo potuto verificare in questa settimana di coppe, passando dal sogno di un en plein italiano in finale introdotto dalla vittoria della Juventus sul Real Madrid di Carlo Ancelotti e Cristiano Ronaldo, all’incubo di un giovedì di Europa League in cui è girato tutto storto a Fiorentina e Napoli.

Il due a uno con cui la Juventus ha regolato a Torino il Real non rappresenta, naturalmente un verdetto definitivo in favore dei bianconeri, è un vantaggio esiguo in vista del ritorno nel ribollente “Bernabeu”, ma è comunque un vantaggio a cui la truppa di Massimiliano Allegri può aggrapparsi per provare a raggiungere la finale.

Male è andata in Europa League, che speravamo fosse la volta buona da ritornare a chiamare Italian League. Che l’impegno della Fiorentina in casa dei campioni uscenti del Siviglia fosse complicato lo sapevamo, che la viola subisse un passivo così pesante (tre a zero) non ce lo aspettavamo, anche perché, soprattutto nella prima frazione di gioco, la squadra di Vincenzo Montella aveva più volte sfiorato il gol. Proprio questa imprecisione offensiva, già palesata nel ritorno contro la Dinamo Kiev, ha rappresentato il suo tallone d’Achille, oltre ad una certa fragilità psicologica e a una mancanza di esperienza anche naturali in chi si affaccia dopo tanto tempo ai massimi palcoscenici europei.

Totalmente disatteso, invece, il risultato che è maturato al San Paolo di Napoli, tra gli azzurri e gli ucraini del Dnipro. Il campo ha senza ombra di dubbio dimostrato la superiorità dei partenopei, cui è mancato un pizzico di concretezza sotto porta, anche se bisogna sottolineare l’eccellente prestazione del portiere Boyko, con la sfortuna che si è accanita in occasione del pareggio di Seleznyov, appena entrato, che annullava il vantaggio di David Lopez, ma era realizzato in evidente posizione di fuori gioco.

Un errore difficile da digerire, certo, non possiamo però condividere le improvvisate esternazioni del presidente de Laurentiis, pronto a gridare al complotto contro Platini e l’Uefa. L’errore arbitrale c’è stato, e questo non è in discussione, va accettato come gli errore di mira degli attaccanti partenopei, partendo invece dalla buona prestazione di Marek Hamsyk e compagni per costruire un ritorno vincente in Ucraina, perché il Napoli resta comunque favorito per la finale. Molto più complicato per la Fiorentina, rimontare tre gol al Siviglia si presenta quasi come una mission impossible, oltre che per la forza dell’ottimo collettivo iberico anche per la mancanza di attaccanti e l’imprecisione offensiva  degli italiani. Naturalmente, non tutto è perduto, il ritorno va giocato e potrebbe essere un’altra partita, e in ogni caso corre l’obbligo di provarci.

Chiudiamo ricordando la straordinaria partita del Barcellona contro il Bayern Monaco nell’altra semifinale di Champions: estasi calcistica allo stato puro, un Lionel Messi divino, uno spettacolo indimenticabile che spiega più di mille parole il fascino e la grandezza di questo sport.

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