È  il torneo n° 114, ottantaquattresimo a girone unico, quello che finalmente va ad iniziare, ennesima tappa di quel lungo romanzo chiamato campionato, al termine di un’estate torrida, restituendo agli italiani il loro rito pagano per eccellenza, officiato in tutti gli stadi della penisola.

Gioie, dolori, rabbie, esultanze, depressioni, in poche parole emozioni continue ricominceranno a pulsare nel numeroso popolo del calcio, in un percorso lungo quasi nove mesi in cui, parafrasando un vecchio film, “ne resterà soltanto una”, una sola sarà la vincitrice, con le altre che dovranno accontentarsi dei traguardi minori, tutti con vista Champions, importanti per i ritorni economici, ormai nuovo mantra di questo nostro calcio – business.

Negli articoli precedenti abbiamo cercato di fare il punto sulla situazione delle squadre più importanti ed attese della stagione, restano da analizzare le altre, quelle che apparterranno al limbo della classifica e quelle che lotteranno punto su punto per uscire dal girone infernale che porta alla retrocessione. Saranno due gruppi abbastanza omogenei, in cui sarà a lungo difficile distinguere quale apparterrà all’uno o all’altro, con confini molto labili.

Ai vertici del primo, con vista Europa, possiamo iscrivere di sicuro la nuova Fiorentina, orfana di Vincenzo Montella e guidata ora da Paulo Sousa, tutto da scoprire a questi livelli, ma il vero Rinascimento viola dipenderà in gran parte dalla buona sorte che dovrebbe evitare i tanti infortuni passati, soprattutto in attacco. Attesa a riconfermarsi anche la Lazio dei giovani, con Stefano Pioli che dovrà ripetere la non facile impresa della scorsa stagione, bel gioco incluso. Non dovrebbe avere problemi il Genoa, con tante novità ma con sempre Gian Piero Gasperini al timone, di sicuro non ne avrà il Torino, che ha condotto un’oculata campagna di rafforzamento ad un impianto già collaudato e sempre nelle mani di “Cuore Toro” Giampiero Ventura.

Attesa con curiosità la nuova Sampdoria di Walter Zenga: le premesse sono state catastrofiche, con l’eliminazione dall’Europa League nel preliminare, l’acquisizione delle prestazioni del redivivo Antonio Cassano (e forse del disperso Mario Balotelli) rendono interessanti gli sviluppi soprattutto sul piano della convivenza, che si annuncia abbastanza esplosiva, viste anche le esuberanze presidenziali. Resta il Sassuolo, orfano di Simone Zaza ma con Domenico Berardi sempre più lanciato verso la consacrazione, in cui Eusebio di Francesco, sempre più erede del suo mentore, Zdenek Zeman di cui è ora orfano il nostro calcio, essendosi il boemo trasferito in Svizzera, al Lugano, è chiamato ad alzare l’asticella oltre una tranquilla salvezza.

Qualche difficoltà prevediamo per il Palermo e l’Udinese, che hanno perso giocatori importanti, tutte le altre sono destinate al calderone per evitare la retrocessione, anche se ci aspettiamo qualche lieta novità, guardando con particolare simpatia e curiosità soprattutto a Carpi e Frosinone, neopromosse e debuttanti in Serie A, agguerrite al punto giusto da non voler fare da comparse in questo loro primo anno in Paradiso.

Tutte le parole scritte sopra e in precedenza sono destinate ora a diventare chiacchiere, meri esercizi dialettici, figlie di presunte elucubrazioni mentali, lasciando il campo ai fatti prodotti dal calcio giocato, in cui tutti saremo affaccendati a rincorrere i nostri sogni, pronti a gioire o disperarci per le imprese dei nostri beniamini.

 

 

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