È una specie di competizione che non porta trofei, non arricchisce bacheche, ma alimenta i sogni dei tifosi: è il mercato estivo dei calciatori, quello in cui vengono costruite le squadre, quello che assegna scudetti effimeri che poi vengono smentiti e annullati dalla spietata realtà del campo, dove bisogna con i fatti, e non solo in teoria, dimostrare di essere i più forti.

Dopo gli ultimi  colpi, indubbiamente il titolo di “Regina d’Estate” spetta alla Roma, che così ribadisce ancora una volta il suo diritto di essere la principale pretendente allo scudetto vero, quello che sarà assegnato dal campo. Questa affermazione è supportata da alcuni inequivocabili fatti, il primo fra tutti è che in società per questa stagione non si è provveduto alle solite pulizie estive generali per ricominciare daccapo a settembre: stavolta l’organico ha mantenuto un assetto costante, ritoccato in meglio solo dove era necessario.

È un importante segno di continuità, questo, perché permetterà di partire con idee di gioco già chiare e conosciute, invece che perdere qualche colpo per conoscenze ancora in essere. Walter Sabatini ha avuto il grande merito, e la grande capacità, di far fruttare al massimo il mercato in uscita, consentendo di avere quel gruzzolo per permettersi di arricchire l’organico con Edin Džeko, Iago Falque e Mohamed Salah in attacco, Lucas Digne in difesa e l’ottimo Wojciech Szczęsny in porta, oltre a varie altre trattative ancora in essere.

Un organico extra lusso quello a disposizione di Rudi Garcia, dall’alto tasso tecnico ed in grado di sfruttare la velocità delle due “frecce d’Africa”, Gervinho e Salah, pronte ad inserirsi negli spazi per puntare la porta avversaria o mettere palloni invitanti per Džeko. Tutto molto interessante, in teoria, con una qualità che ne fa la sicura, principale, antagonista alla Juventus e potrebbe permettere un lungo cammino in Champions League, a patto, però, di riuscire a superare gli inevitabili problemi che tutto questo, e una piazza complicata come Roma, comporta.

Proprio l’ambiente sarà il primo a dover essere controllato e “allenato”: le pressioni saranno tante, come le aspettative, la risposta dovrà essere coerente e compatibile con la qualità in campo, senza quegli sbalzi umorali che hanno caratterizzato la scorsa stagione, soprattutto senza quella depressione che, dopo la sconfitta contro il Bayern Monaco, ha totalmente avvolto i giallo rossi, come una spessa coltre di nebbia da cui non hanno saputo più uscire. Qui entra in  gioco l’allenatore: le esternazioni, spavalde al limite della sbruffoneria nonostante l’evidenza del campo, di Garcia alla lunga si sono ritorte contro lo stesso francese, che ora sarà sicuramente monitorato dalla società per capire fino in fondo se può essere lui l’uomo giusto per guidare De Rossi e compagni verso il successo, almeno per lottarci fino alla fine, colmando con il carattere il comunque cospicuo gap dal primato.

In conclusione, però, il vero rebus della Roma sarà gestire Francesco Totti: il Capitano viaggia ormai per i quaranta, il suo contributo resta ancora troppo prezioso alla causa giallo rossa, ma questo non ci sembra un bene. È ora che la squadra, la società, l’intera piazza capiscano che l’aiuto di Totti, causa carta d’identità, non potrà essere più in campo, sicuramente fuori, egli non potrà essere più il salvagente al quale aggrapparsi. È una dura, spietata verità dovuta solo agli inesorabili anni che passano: Totti è, e resterà sempre, l’Ottavo Re di Roma, ma solo se tutti capiranno questa trasformazione, egli potrà essere ancora importante e Roma potrà costruire un suo futuro vincente.

 

 

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