All’inizio della scorsa stagione le speranze di molte pretendenti al trono della Juventus al vertice del campionato subirono un’impennata dopo le inattese dimissioni di Antonio Conte e l’arrivo del malvoluto, all’epoca, Max Allegri. Ora come allora, dopo che quelle speranze si sono trasformate in illusioni con gli ennesimi trionfi dei bianconeri, si riaccende la fiammella nelle rivali della Vecchia Signora, alimentata dalla partenza contemporanea di calibri quali Andrea Pirlo, Arturo Vidal e Carlos Tevez.

È fuor di dubbio che queste partenze incidano sul conclamato potenziale juventino, raramente una squadra vincente è stata così profondamente rinnovata nella sua essenza di gioco, e su questo si conta per spezzare l’egemonia bianco nera. Ai vertici societari, però, hanno operato con la consueta efficacia e rapidità, consci di non poter sostituire i partenti, soprattutto Pirlo, si è puntato ad un radicale cambio di gioco. Ecco, quindi che sono arrivati giovani come Paulo Dybala, Daniele Rugani, Simone Zaza, dando un’occhiata al futuro, e campioni affermati come Sami Khedira e Mario Mandžukić, che per le loro caratteristiche dovrebbero trasformare la manovra juventina, che perde forse un pizzico di velocità ma acquista in potenza.

L’imprevedibilità, e la geometria, che garantiva Pirlo dovrebbe essere sopperita non da un solo giocatore ma da due, uno dei quali sarà Claudio Marchisio, il Piccolo Principe che avrà il compito di garantire equilibrio e gestire il traffico, mentre per la fantasia si attende sempre quel trequartista che servirà, appunto, a dare imprevedibilità alla manovra. Per quanto riguarda l’attacco, invece, si punterà sull’estro di Dybala e Alvaro Morata, ma soprattutto sulle incursioni devastanti e la prorompente fisicità di Paul Pogba, che dovrebbe fare il definitivo salto verso quello status di fuoriclasse che ormai tutti gli riconoscono.

È, perciò, una Juventus totalmente diversa dalle ultime quella che si appresta a difendere il suo trono, su questa diversità le antagoniste sperano di poter recuperare il gap. Al momento, comunque, la squadra di Allegri ci sembra di gran lunga ancora la più forte della concorrenza, anche se questa superiorità dovrà superare la prova del campo e il vero pericolo, l’appagamento che può prendere un gruppo che ha vinto tutto in Italia e che ha il vero obiettivo nel vincere in Europa. Non sarà facile mantenere alta la guardia, gli attacchi delle avversarie promettono di essere più incisivi che in passato, con la pattuglia che dovrebbe essersi rinforzata dal ritorno alla competitività delle milanesi.

Il popolo bianconero, naturalmente, confida sull’atavica voglia di vittoria della casa sabauda per guardare ancora tutti dall’alto del trono, l’impresa dei cinque scudetti consecutivi non è nuova, ma bisogna rimettere indietro l’orologio di ben ottant’anni per ritrovarla, ritornando al famoso “quinquennio bianconero” tra il 1930 e il 1935. Impresa non da poco, la vera fatica di Allegri non sarà dare un nuovo gioco alla sua squadra, cosa ovvia con i nuovi giocatori a sua disposizione, quanto quella di rivincere, con l’impresa che assumerebbe i contorni del miracoloso più dello scudetto vinto la scorsa annata. Il tecnico, infatti, ha dato prova di grande intelligenza mettendo mano al meccanismo perfetto costruito da Conte solo quando è stato necessario e lui stesso è stato accettato dal gruppo e dall’ambiente a suon di risultati, ora potrà fare da solo e se dovesse raggiungere l’obiettivo, siamo sicuri che lo sentirà un po’ più “suo” rispetto al precedente.

 

 

 

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