Di Vincenzo Pinto

Son passati vent’anni… Eppure sembra ieri quando mi sentii addosso i panni dell’inviato al seguito del Savoia targato serie B. Un evento rinnovatosi dopo 52 anni dall’ultima volta per i bianchi, un evento eccezionale per me, mandato dalla Gazzetta in val d’Aosta a seguire la preparazione dei ragazzi di Osvaldo Jaconi.

Due settimane da raccontare e da ricordare. Fenis e Arvier le tappe di un romitaggio vissuto e goduto tra la quiete dei boschi valdostani. Quattordici giorni  fianco a fianco con due guru del giornalismo napoletano che si alternarono a scrivere e descrivere, assieme a me, emozioni e sensazioni di quel gruppo.

Paolo Barbuto e Adolfo Mollichelli, firme prestigiose del Mattino, furono magnifici compagni di viaggio durante quei giorni di luglio 1999. Aldo Monza, Christian Kanjiengele, Stefano Ghirardello le stelle che di lì a qualche settimana avrebbero infiammato un Giraud traboccante di tifo ed entusiasmo. Posato e riservato, con Paolo si discuteva, durante le sedute di lavoro, delle caratteristiche dei giocatori  protagonisti della cavalcata vincente dalla C1 alla cadetteria. Tra i castelli di Fenis e il silenzioso scorrere della dora baltea (che di sera era animata da fitti sciami di moscerini) la prima settimana volò via velocemente. Paolo Barbuto diede il cambio ad Adolfo Mollichelli, classe ’49 come me, ma con un pedigree da paura.

Cinque Mondiali come inviato speciale al seguito della Nazionale, altrettanti Europei, nove finali di Champions e un’Olimpiade a Sydney. Ed ora il Savoia.

Io alloggiavo in un albergo attiguo a quello della squadra, lui ad Aosta, mezz’ora di macchina da Arvier.  Ultimo giorno di ritiro, Adolfo propone di pranzare in un ristorante tipico di Aosta. La scelta dei primi riserverà un siparietto curioso e divertente. Da buon napoletano, Adolfo è un buongustaio e scorre attentamente il menù. Maccheroni al sugo di lepre… Sì  ma che formato di pasta sarà? Ci chiediamo. L’arcano rimane anche quando il cameriere, letteralmente imbarazzato di fronte alla domanda, taglia la testa al toro e vola in cucina a prendere il pacco di pasta, pardon di maccheroni. Accanto al nostro tavolo una coppia segue divertita la scenetta. Lei, calabrese con marito valdostano, condivide i nostri stessi gusti e le legittime esigenze. Per dirla in breve, si tratterà di tortiglioni… Con buona pace di Adolfo e mia! Il romitaggio in val d’Aosta finisce qui. L’indomani si torna a casa non prima, però, dell’ultima amichevole al “Moccagatta” contro l’Alessandria.

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