Di Luigi Capasso

Se c’è una cosa che il Savoia di Carmine Parlato può vantarsi di avere è la resistenza. Anzi, la resilienza. Nei primi tre mesi della stagione calcistica a Torre Annunziata è accaduto di tutto. Tra arbitraggi che hanno lasciato il segno, infortuni che hanno decimato la rosa e squalifiche in serie, è stato sempre difficile trovare l’assetto per il tecnico degli oplontini. 

La prestazione perfetta

Eppure a Palermo, con i soli Luciani e Orlando indisponibili, il Savoia ha tirato fuori la prestazione perfetta. Il 3-5-1-1 di Parlato ha praticamente reso inoffensivi i siciliani e fatto mordere le mani per il troppo distacco accumulato dalla capolista. Al Barbera, il Savoia ha ritrovato un protagonista, anche lui infortunato in avvio di stagione, ovvero Diakite. L’attaccante è stata la mossa di Parlato che ha cambiato gli equilibri contro il Palermo. Inserito nella ripresa al posto di Scalzone, diventato in poco più di un mese l’idolo della folla, Diakite aveva un conto in sospeso con la fortuna. Anche martedì scorso aveva saltato la ripresa per la febbre, dopo la lunga assenza per l’infortunio al gomito. Una scelta coraggiosa quella di togliere Scalzone nell’intervallo, ma dettata dalla previsione di Carmine Parlato.

La previsione di Parlato

L’allenatore del Savoia il match lo immaginava proprio com’è andato, con il Palermo riversato in attacco alla ricerca del gol in avvio, pronto a sfruttare anche il delicatissimo momento psicologico che viveva il Savoia, per poi allentare la presa. Alla squadra – ci rivelano dal gruppo – Parlato aveva spiegato in preparazione di match che il Palermo era abituato a chiudere le partite subito e che sarebbe andato in difficoltà con una gara in bilico fino alla fine. Così è stato, perché la strategia dell’allenatore, che ha vinto più di tutti in serie D, non si è rivelata affatto sbagliata. Il Palermo ha giocato 15’ minuti, poi il Savoia ha fatto la partita, a tratti aspettando, a tratti giocando con un’incredibile personalità. Se avessero segnato tre reti al Barbera, gli oplontini, per le occasioni avute, non avrebbero rubato nulla.

Un terreno di gioco all’altezza

Ma il segreto della rinascita del Savoia sono anche gli allenamenti lontano da Torre Annunziata. Il manto del Giraud è letteralmente consumato, un sintetico che non ha più i gommini che attutiscono i colpi e le sollecitazioni e pertanto creano delle incredibili problematiche alla schiena degli atleti.

A Boscotrecase, dove la squadra si allena tre volte a settimana, Parlato ha potuto lavorare finalmente come voleva insieme al suo staff e il risultato lo si è visto. Perché questo Savoia così fragile per colpa degli infortuni, in realtà non lo è: la squadra è allenata benissimo, dal primo al novantesimo riesce ad avere sempre lo stesso ritmo, senza mai crollare.

Il segreto del successo sta anche nella condizione atletica, tenendo ben presente che alcuni calciatori tra i titolarissimi di Parlato, non hanno neanche svolto il ritiro perché arrivati successivamente, proprio come Scalzone. 

Cercasi continuità

Il nuovo campionato dei Bianchi è iniziato e adesso serve solo un pizzico di continuità nei risultati (nel gioco c’è sempre stata) perché vincere a Palermo è stata la dimostrazione che questa squadra in campo dà l’anima e anche di più. Troppe bugie sono state scritte e dette sul Savoia che nelle ultime tre partite ha subito zero reti e tre tiri in porta, Palermo compreso. Una squadra che si è scoperta organizzatissima e granitica da quando è passata alla difesa a tre. Dionisi, Guastamacchia e Poziello supportati da Rondinella e Oyewale non fanno passare neanche l’aria negli spazi. Anche in questo a Parlato va riconosciuto il merito di aver rimodulato in corso un Savoia che da qui alla fine non intende più fermarsi. 

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