di Luigi Capasso

Il problema come ha più volte ribadito il presidente onorario Alfonso Mazzamauro non sono i presenti. Non lo saranno mai al Savoia. Il problema saranno gli assenti, non richiamati allo stadio neanche dal black friday. Venduti 550 tagliandi, 500 di tribuna e 50 di curva a soli 5 euro. A questi vanno aggiunti i 200 abbonati circa che ha il Savoia. Si farà fatica ad arrivare a 1.000 paganti contro l’ACR Messina. 

Non basta il secondo posto, quindi. Non basta una squadra che crede nella rimonta al Palermo e non subisce gol da 6 partite. Non basta un gioco che diverte e che vede palle gol create a ripetizione. Non basta nulla, neanche i regali.

Professionisti e professoroni, ma a parole…

Quelli che saranno al Giraud seguiranno la squadra come sempre, festività dell’Immacolata o meno, e gli altri? Dove sono? I politici, gli imprenditori, i professionisti della città cosa faranno domenica? Due ore tra il primo shopping natalizio si trovano sempre, se si vogliono trovare. 

Dimostrare che il Giraud poteva riempirsi era una questione d’orgoglio cittadina, ma neanche quello ha fatto prevalere per il nome di Torre Annunziata. 

La società non cercava l’incasso, ha soltanto lanciato un segnale di apertura a tutti mettendo il prezzo dei biglietti a 5 euro. Cercava il calore di uno stadio. Il tifo incessante per il Savoia, la festa, i cori, il trasporto. I prezzi popolari erano un gesto inequivocabile di affetto e altrettanto doveva essere la risposta della città. 

I tifosi hanno risposto, quelli che ogni domenica sono al Giraud ci saranno comunque. A 5, 10, 15 e anche 20 euro se ci sarà la fortuna di approdare in categoria superiore i tifosi veri ci saranno sempre.

Mancheranno quelli che dicono che il Savoia rappresenta Torre Annunziata. Quelli che oltre un anno fa, quando Nuzzo andò misteriosamente e improvvisamente via, erano pronti a fare ponti d’oro a Mazzamauro pur di non lasciare la città senza calcio.

Era lecito attendersi qualche appello dei politici, a partire dal sindaco Ascione fino alla Giunta, ma di questa squadra nessuno se ne frega. Poi qualcuno lo vedi comparire sul terreno di gioco la domenica, a salutare vecchi amici del Giugliano, ma di dare una scossa alla piazza nulla. Speriamo sia stata solo voglia di protagonismo e non la furbata di non passare al botteghino.

Perché è bello dire che il Savoia è l’unica cosa rimasta a Torre Annunziata. A parole. A fatti quella fede è diventata solo dei tifosi, non della città. E la risposta sta purtroppo nei numeri. 

Gli immancabili, i veri cuori savoiardi

Chi va allo stadio Giraud non si deve offendere. Gli ultras ci sono sempre, a Palermo, a Palmi e in altri posti infernali dove stanno stretti come sardine, qualunque sia la loro connotazione politica. I fedelissimi della Tribuna ci sono sempre. Gli assidui frequentatori dei distinti della Vecchia Guardia non mancano mai, anche sotto il diluvio, proprio come gli ultras. 

Il resto sono a casa, comodamente sul divano, magari guardano sui social un post per capire se il Savoia ha vinto e poi parlano di Ancelotti e del Napoli. 

La sconfitta di Torre Annunziata

Così la città perde l’ennesima grande occasione per abbracciare una squadra che sta disputando un grande campionato. Per conoscere un allenatore come Carmine Parlato e i suoi ragazzi che escono dal campo stremati. Bisognava dimostrare che il Savoia è patrimonio di Torre Annunziata. Neanche un aperitivo costa 5 euro, comprare un biglietto e regalarlo, magari a un ragazzino o a un indigente se non si poteva andare allo stadio, era un segnale di vicinanza.

In fondo, se i politici avessero voluto sensibilizzare la città avrebbero potuto fare una considerazione: il Savoia è una società privata, ma nessuna azienda del territorio, negli ultimi due anni, ha investito tanto sulla città e sulla sua immagine, pur sapendo che il ritorno era minimo. Ma in realtà quel ritorno non c’è affatto.

Viva i presenti, gli unici che possono dire di tifare il Savoia, il resto sono tifosi di Sky, braciole e caldarroste.

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