Salernitana, la presentazione di Liverani – Dagli obiettivi, ai giocatori, al capitano e tanto altro

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È giunto tra lo scetticismo generale, viste come sono andate le ultime esperienze in panchina. Dalla conferenza di presentazione durata quasi un’ora, traspare che ha le idee chiare, e tanta voglia di fare. Ma cosa importante, Fabio Liverani ci crede. Guiderà la squadra oggi pomeriggio al Mary Rosy per il suo primo allenamento e venerdì si ritroverà di fronte già l’Inter capolista. Nel suo staff, oltre al collaboratore tattico Fabellini e al preparatore atletico Cantarelli, accoglierà Manolo Pestrin come vice allenatore. Il suo prescelto, Simone Pavan, si è accasato infatti al Bari con Iachini, il precedente collaboratore Cesare Bovo è al Palermo e con Manuel Coppola le strade si sono divise. Pestrin è stato proposto dalla Salernitana stessa e Liverani ha accettato: “Valuteremo se c’è sintonia”.

Ora servono i punti. “Prendere gol o farne pochi non è questione di modulo ma è nella mentalità di avere la percezione del pericolo quando gli altri giocano e quando tu giochi nella metà campo avversaria. Serve quel pizzico di follia nel voler fare fatica.

Oggi le partite si vincono per un calcio da fermo, un calcio d’angolo o per la volontà di riempire l’area avversaria e proteggere la tua. – ha detto il tecnico nella conferenza stampa di presentazione che si è tenuta questa mattina allo stadio Arechi – Mediamente io e il mio staff cerchiamo di avere un’idea su tutte le squadre quando siamo fermi. ho visto la squadra, è evidente che ha avuto un po’ di cambiamenti col mercato di gennaio, non c’è tanto tempo ma la volontà di costruire qualcosa sì, partita dopo partita, senza scadenze a lungo termine o tabelle. I valori individuali sono medio alti ma ad oggi il collettivo ha espresso poco. Dobbiamo diventare squadra. Se ho accettato, a prescindere dalla storia col direttore che mi emoziona, è perché credo si possa ambire ad avvicinare le squadre davanti a noi.

Contratto di soli 5 mesi? Quando uno subentra in un momento come febbraio o marzo, mettersi seduti in posizione di ultimo posto e parlare del futuro è difficile. Una società viene dal terzo allenatore e chi arriva non può mettersi a pensare al dopo, non avrebbe avuto senso e non sarebbe stato conveniente per nessuno. La società ha scelto Liverani per quello che è adesso, ci conosceremo, ci valuteremo. Avremo fatto la follia di salvarci? Allora ci sediamo e se c’è volontà non dovuta a un pezzo di carta potremo trovare accordo. Se retrocedessimo, pure possiamo parlare. Se pensiamo di separarci andrà bene lo stesso, sperando di aver fatto bene con la salvezza in tasca. Non ho mai giocato solo per un contratto, c’è tempo per il futuro”.

Salernitana, la presentazione di Liverani – Dagli obiettivi, ai giocatori, al capitano

Una carezza ai tifosi. “In questa città è stato fatto un miracolo sportivo un paio d’anni fa. La tifoseria è stato valore aggiunto per arrivare a farlo. Chiedere qualcosa ai tifosi non è facile, siamo noi a dover dare qualcosa, atteggiamento, determinazione, fame di poter finire la partita stremati e con orgoglio. Se noi diamo qualcosa, la gente ricambierà con tantissimo. Basta poco per accendersi a questa piazza”, dice Liverani che poi si concentra sul discorso prevalentemente dell’attacco: “Candreva ha carisma tecnico, la squadra deve appoggiarsi e mettere in condizione i giocatori di qualità di potersi esprimere.

A prescindere dal ruolo, lui e Dia sono elementi che un minimo di libertà e spazio in campo se lo trovano da soli, l’importante è che siano armonici con gli altri, altrimenti non siamo in grado di sostenerli. L’Inter porta i due attaccanti a difendere a 25 metri dalla porta, anche i nostri devono farlo e poi essere valore aggiunto quando dobbiamo far male agli avversari. Dobbiamo cercare, rimanendo equilibrati, di vincere le partite e mettere un po’ di offensività con attaccanti puri o trequartisti.

Abbiamo esterni di gamba che arrivano sul fondo e quindi dobbiamo riempire l’area. Weissman, Dia, ce ne sono tanti, c’è Candreva, giocatori di qualità vanno portati vicini all’area per vincere. L’arrivo di Manolas non va certo presentato, insieme a Boateng, Fazio e agli altri che c’erano, anche se qualcuno si è infortunato e ci vorrà tempo, ci aiuteranno ad essere equilibrati. Non possiamo fare tante prove in vista dell’Inter. L’avversario è fortissimo, non abbiamo tempo, ogni partita è una possibilità per fare punti”.

Infine, una riflessione sul ruolo che da giocatore fu suo: “Nel ruolo di play si può fare tanto. Nella rosa non ci sono caratteristiche da regista puro che può essere fatto da elementi con qualità differenti, in rosa ce ne sono. Cercherò di capirlo. Per me è fondamentale girarsi con la giusta posizione dei piedi e del corpo che permette di essere meno attaccato e più giusto nella gestione di una difficoltà di un attacco. Ci lavoreremo. Kastanos può essere usato in più situazioni, dobbiamo capire se abbiamo bisogno di più qualità dalla metà campo in su o un giocatore che ci permetta di giocare un po’ più basso.

La scelta del capitano? Non ho grande difficoltà, entrando a febbraio, a lasciare le gerarchie come erano. Lo spogliatoio è sacro, i giocatori sanno gestirlo. Ho grande rispetto e lascio a loro la gestione degli spogliatoi. Le regole e il controllo di tutto passa sempre per l’allenatore ma se non ci sono cose su cui intervenire, dopo 7-8 mesi credo che la gestione già decisa vada bene”.

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