Rieti, la lettera shock di Pavarese: “Azzoppata la mia credibilità”

- Advertisement -

Gigi Pavarese, responsabile dell’area tecnica del Rieti, affida a una lettera il suo addio al club laziale, attanagliato da una profonda crisi societaria che sta mettendo a repentaglio il proseguo della stagione calcistica.

La lettera di Pavarese

Termina dopo poche settimane la mia avventura al Rieti Calcio da Responsabile dell’area tecnica.  Mentre ancora rifletto su quanto è accaduto in questo breve arco temporale, davanti agli occhi mi danzano alcune parole:  sfida, amore, calcio, credibilità, tutte parole che ben si adattano alle circostanze che mi costringono a lasciare Rieti e il Rieti.

Si, perché quella che avevo accettato poche settimane fa era un’autentica sfida, vista la situazione societaria che mi attendeva; una sfida che ho però accettato grazie al mio grande amore per il calcio, un amore antico e solido che come sempre mi ha spinto a mettere tutto me stesso nel progetto, dedicando ogni energia e ogni minuto nella mia giornata al Rieti.

Alla breve ricostruzione, manca una parola, è vero, ed è credibilità, manca perché la mia credibilità acquisita in anni e anni di calcio in grandi piazze e accanto a personaggi di grande spessore umano e professionale, l’hanno azzoppata, è stata usata, e l’ho capito troppo tardi, come specchietto per le allodole, infine è stata quasi completamente distrutta.

Agli occhi dei calciatori e dell’intero comparto tecnico, infatti il mio arrivo a Rieti faceva rima con un progetto serio, con la voglia di fare le cose per bene, con il desiderio di riportare in alto i colori di una città fra le più belle d’Italia, in poche parole con l’impegno di regalare un futuro stabile al Rieti, restituendo entusiasmo al suo presente.

Invece niente da fare.

Le speranze e ogni progettualità sono state accartocciate e gettate nel cestino, quello stesso cestino nel quale è finita la credibilità di Gigi Pavarese agli occhi di tecnici e calciatori.

Ho messo in gioco me stesso, ho subito abbracciato il progetto, ne ho fatto carne viva e impegno e contatti e sere e notti dedicate alla causa.   Ho guardato negli occhi chi attendeva risposte e, sicuro di poter contare su solide fondamenta, a quegli occhi ho garantito certezze e progettualità.

Tutto inutile, tutto bruciato sul falò della solita abitudine di fare le cose senza rispettare le persone e gli impegni, bella radicata convinzione che nel calcio si debba necessariamente comportarsi da furbi.

Ho dovuto e devo dire basta, ho dovuto e devo salutare una realtà che mi era subito entrata dentro. Sono costretto a lasciare una piazza e una tifoseria meritevoli di ben altro, rappresentando una città bellissima che è peraltro considerata il centro geografico dell’Italia, il cosiddetto “ombelico” del Paese e dunque andrebbe appunto messa al centro di un progetto serio.

Non posso che salutare con affetto quanti mi hanno affiancato con sincerità e voglia di fare bene. L’ augurio alla squadra e alla città di imboccare al più breve e finalmente la strada della rinascita.

A Rieti lascio un pezzo di cuore, ma devo dire basta per non lasciarci anche la mia credibilità.

Ricordando, come scrisse Carlos Santana grande musicista e anche mezzo profeta, che :”un vincitore è un vincitore anche quando perde;  un perdente è un perdente anche quando vince.”

- Advertisement -

Articoli correlati

Comments

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Condividi l'articolo

Speciale Europei

Gli ultimi articoli

Newsletter

Subscribe to stay updated.

P