Di Luigi Capasso

Il solito Cerone. Quando manca il gioco c’è lui a risolvere quelle terribili partite di serie D, dove si tira poco in porta e si combatte su palloni improbabili lanciati in avanti.

Per una volta il Savoia versione casalinga mette la maschera del pragmatismo. Squadra meno bella e aggressiva, ma concreta. Nel primo tempo in realtà tira una sola volta in porta e trova anche il gol con il neo acquisto Scalzone. Nei secondi 45’, però, gli uomini di Parlato acquisiscono maggiore sicurezza e migliorano il palleggio, che gli consente di stazionare nella metà campo avversaria. Eppure, il Roccella pareggia con Pascuzzi, ma è Cerone ad abbatterlo con un eurogol che da fuori area non lascia scampo per il 2-1 finale.

Però, quelli vissuti prima che la gara si sblocchi sono 35 minuti di nulla assoluto. Cavucci e Gatto fanno a gara a chi sbaglia di più, Orlando e Giacobbe si nascondono e il piccoletto Romano va a lottare su palle impossibili, una delle quali gli costa l’arcata sopraccigliare e l’uscita dal campo in anticipo. E nella sfortuna di perdere Romano, il Savoia trova la fortuna di trovare Scalzone. L’attaccante, presentato il giorno prima della partita, dà peso al reparto avanzato. Combatte e poi da solo, su un grande assist di Giacobbe, punta il diretto avversario e scarica in porta un diagonale la cui traiettoria è perfetta. 

Un primo tempo nel quale il Savoia concede metri di campo, ma solo una palla gol a Kamara di testa e una punizione pericolosa a Leveque. Non c’è un predominio del Roccella, insomma, ma solo tanta approssimazione oplontina in fase di impostazione.

Molto meglio anche la manovra nella ripresa, con Giacobbe che cresce. Cerone, invece, va alla ricerca di porzioni di campo libere nella metà campo avversaria. Parlato inserisce Riccio per un evanescente Orlando e passa a tre in difesa, ripetendo l’esperimento effettuato contro la Cittanovese in trasferta. Non funziona. Il Savoia rischia su una conclusione di Malerba e poi incassa la rete di Pascuzzi. Sono momenti durissimi al Giraud, piove qualche fischio, i tifosi sono delusi, anche da Coppola, colpevole sul gol. Poi c’è Federico Cerone, sempre lui. “Palla a Cerone e ci abbracciamo…”, finisce sempre così a Torre Annunziata.

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