Raffaele Niutta, presidente dell’Afragolese, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni. Diversi gli argomenti toccati e trattati con il numero uno rossoblu, come potrete notare dall’intervista che sarà interamente disponibile sul Corriere del Pallone tra un paio di giorni. Di seguito un estratto.

Presidente, il ritorno in Serie D dell’Afragolese ha coinciso con un inizio di stagione positivo, dove la squadra ha venduto cara la pelle. Nonostante le incertezze derivanti dal nefasto periodo socio-sanitario, che ha inevitabili riflessi anche sul calcio, le va di tracciare un primo bilancio?

“Il primo bilancio è assolutamente positivo, dato che a inizio campionato avremmo firmato per ritrovarci in questa posizione dopo aver giocato cinque partite. Resta l’amaro in bocca per l’ultima uscita casalinga contro il Lanusei dove, a mio avviso, meritavamo un epilogo diverso. Credevamo nella vittoria ma alcune sfortunate imperfezioni del nostro portiere, oltre al pallone che proprio non voleva entrare, hanno decretato una sconfitta immeritata. Il nostro percorso, ad ogni modo, resta più che soddisfacente”.

Una considerazione manageriale: la Serie D è un campionato che, economicamente, non è foriero di opportunità ed è storicamente difficile da reggere. L’abbattimento dei ricavi di botteghino e le pressioni degli sponsor per rivedere al ribasso gli accordi rendono il discorso maggiormente gravoso. Quali accorgimenti adopererebbe per salvare e salvaguardare il movimento?

“Parlo per me: qui si fanno i miracoli. Abbiamo delle aziende con le quali è difficile andare avanti, ma bisogna adeguarsi con le misure impartite dal Governo. Detto ciò, molti sponsor hanno aderito con entusiasmo al nostro progetto consapevoli della visibilità che avrebbero avuto in Campania, Lazio e Sardegna ma, nel momento in cui sono mancati gli spettatori e il campionato ha gli stenti che stiamo, lo sconforto è diventato inevitabile. Si combatte e si cerca di coinvolgerli ulteriormente nel percorso Afragolese, ma come si può pretendere un pagamento da un imprenditore in difficoltà? Tutto ciò porta a delle problematiche per il circuito. Non ci sono abbonamenti, mancano incassi al botteghino: la Serie D è fallimentare. Mi auguro che il Ministro Spadafora o, comunque, chi è deputato a prendere certe decisioni, eroghino questi famosi 800€ per i collaboratori sportivi e i calciatori, così da permettergli di ammortizzare i problemi. Questa categoria non ti dà niente, senza sponsor o soldi propri si rischiano unicamente brutte figure. Il sottoscritto può fortunatamente contare su degli sponsor che sono in primis dei tifosi e che, dunque, comprendono e vivono le questioni societarie. Al momento speriamo che il tutto possa ricominciare, in modo tale da offrire un’agognata boccata d’ossigeno. Bisogna, però, augurarsi che non chiudano le aziende che sponsorizzano un club, altrimenti com’è possibile richiedere un impegno più o meno considerevole? La Lega non elargisce nulla, se non 3000€ una tantum: cosa possiamo fare con questa elemosina? Apprezzo il gesto, ma servirebbero 3000€ a settimana. La mia rabbia riguarda la gestione di una dinamica a suo tempo prevedibile, ciò nonostante è stata richiesta un’iscrizione dai costi importanti, tutti devono saperlo. Parliamo di 31000€ di fideiussione e 19000€ di iscrizione, ergo pronti via 50000€: ditemi con queste cifre cosa abbiamo fatto in 4 mesi. Non ti danno niente, c’è il problema del COVID, gli sponsor pagano a singhiozzo: ribadisco, tutto ciò è fallimentare. Non voglio essere pessimista, mi auguro che il tempo sia galantuomo e che questo periodo passi. Viene sicuramente meno l’adrenalina, ho sempre detto di sentirmi un tifoso e non un presidente: non gioire senza la mia gente mi rattrista, perché tutte le partite sembrano amichevoli, è un calcio vergognoso”.

IL PROSIEGUO DELL’INTERVISTA È DISPONIBILE SULL’EDIZIONE DIGITALE ODIERNA DE “IL CORRIERE DEL PALLONE”, MENTRE TRA DUE GIORNI SARÀ INTERAMENTE RICAPITOLATA SUL NOSTRO SITO.

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