Come promesso nei giorni scorsi, riproponiamo per intero l’intervista che Raffaele Niutta, presidente dell’Afragolese, ha rilasciato in esclusiva ai nostri microfoni.

Presidente, il ritorno in Serie D dell’Afragolese ha coinciso con un inizio di stagione positivo, dove la squadra ha venduto cara la pelle. Nonostante le incertezze derivanti dal nefasto periodo socio-sanitario, che ha inevitabili riflessi anche sul calcio, le va di tracciare un primo bilancio?

“Il primo bilancio è assolutamente positivo, dato che a inizio campionato avremmo firmato per ritrovarci in questa posizione dopo aver giocato cinque partite. Resta l’amaro in bocca per l’ultima uscita casalinga contro il Lanusei dove, a mio avviso, meritavamo un epilogo diverso. Credevamo nella vittoria ma alcune sfortunate imperfezioni del nostro portiere, oltre al pallone che proprio non voleva entrare, hanno decretato una sconfitta immeritata. Il nostro percorso, ad ogni modo, resta più che soddisfacente”.

Il calcio è uno sport a tratti miope, che racchiude ogni tipologia di analisi in un dato oggettivo come il risultato, ma è doveroso cercare di andare oltre e valutare la prestazione e il percorso avviato. L’Afragolese sta dimostrando di avere un’identità e dei principi di gioco che responsabilizzano i calciatori e richiedono di credere di poter dominare il gioco. Quanto la soddisfa tutto ciò?

“Il calcio è uno sport dove non mancano addetti che prediligono il risultato rispetto alla prestazione, mentre il sottoscritto è uno dei pochi presidenti che non si limitano a guardare il verdetto ma richiedeno anche che sia raggiunto in una certa maniera. La gente ricorda solo le vittorie, io cerco anche il gioco”.

Inevitabile, dunque, chiederle cosa rappresenti Giovanni Masecchia per l’Afragolese.

“Masecchia è il top degli allenatori. Le nostre strade si sono incrociate sin dalla giovane età, siamo quasi coetanei e in passato abbiamo avuto dei percorsi, seppur differenti, a livello calcistico. Quest’avventura mi ha dato la possibilità di conoscerlo anche come tecnico, il suo approdo ha permesso a questa squadra di evolversi e non è un caso che sia uno dei tecnici con la più alta percentuale di successi con riferimento alla singola esperienza. Le considerazioni per lui sono positive come uomo e come allenatore. Gioca un calcio che amo, una vera goduria, con un’applicazione costante e un metodo di allenamento che meriterebbe altre categorie, gli auguro il meglio sia umanamente che calcisticamente. Ritengo che a breve avrà pienamente dimostrato di poter ambire a qualcosa in più della Serie D. Ce lo teniamo stretto, ciò riguarda anche il suo encomiabile staff. La qualità del gioco e dell’operato amplifica il magone per sconfitte a mio avviso immeritate e, a tal proposito, cito anche il KO contro il Savoia, dove nella ripresa l’Afragolese ha palesato una manovra piacevole e votata all’attacco. L’amaro in bocca, come detto in apertura, è anche riferibile a quanto accaduto con il Lanusei, dove la prestazione è stata ottima nell’arco di tutta la gara. Continuando così le vittorie arriveranno, con le grandi prestazioni seguiranno a stretto giro i risultati. Sono fiero della mia squadra e dell’intera società. Qui ci sono persone che hanno fatto la storia del calcio campano, come Salvatore D’Angelo, il preparatore dei portieri Vincenzo Improta, il prof Tommaso Bianco, il direttore sportivo Gaetano Romano, l’amministratore delegato Nicola Pannone, senza dimenticare il direttore generale Pietro Cassandro, il tutor, se così possiamo definirlo, Vincenzo Bossa, un big manager. Doveroso citare il team manager Luca Mazzarella, che considero il padre attivo di tanti calciatori. La nostra equipe funziona e ragiona come una famiglia, i valori umani sono importanti e permettono di rialzarsi anche dopo le sconfitte. Ci stiamo preparando al meglio, credo che domenica non si giocherà perché abbiamo un ulteriore problema COVID, che dovremmo superare da qui a dieci giorni. Attendiamo l’inizio del mese di dicembre per la ripresa del campionato, o meglio è ciò che mi auguro. Tutto ciò lascia indiscutibilmente l’amaro in bocca, perché siamo tornati in D dopo 27 anni e desideravamo vivere questo percorso con il nostro pubblico sugli spalti. Mi auguro che tutti i tifosi, senza ragionare per bandiere, possano lasciarsi alle spalle questo periodo e tornare a sostenere le proprie squadre del cuore allo stadio. Questo non è calcio”.

Quando nel luglio 2018 cominciò la sua era da Presidente, disse senza giri di parole che avrebbe lavorato per portare l’Afragolese in Serie D. Ha raggiunto tale obiettivo, ma cosa vede nel futuro di questa squadra?

“Ritengo che il nostro girone sia molto equilibrato, anche l’ultima in classifica può battere la prima della classe. La competitività è notevole, bisogna restare sul pezzo e mostrare una grande applicazione. Ad ogni modo possiamo disputare un grande campionato. Il mio percorso sarebbe dovuto terminare a giugno, con l’avvento della Serie D. Il proseguimento è collegabile alla questione di cuore che mi lega ai colori rossoblu. La volontà è quella di competere ad alti livelli nel campionato in corso per poi valutare le possibilità di alzare l’asticella nel prossimo futuro. In questo momento, come tutti sanno, abbiamo giocato un po’ d’azzardo, perché non è da tutti investire in una piazza senza stadio da un anno e mezzo, questo forse qualcuno l’ha dimenticato. Abbiamo giocato in quel di Cardito e, a tal proposito, colgo l’occasione per ringraziare l’amministrazione comunale che ci ha ospitato. Siamo fiduciosi e speriamo che le cose si evolvano nella giusta maniera per ciò che concerne l’amministrazione comunale qui ad Afragola, in modo da pubblicare il famoso bando e avviare i lavori di ripristino del Moccia, altrimenti non sarà possibile programmare ulteriori ascese. Ora giochiamo a Volla, dov’è situato lo stadio più vicino al confine con Afragola, ma non è la stessa cosa. Quest’anno sarà di rodaggio per comprendere cosa voglia dire concretamente essere in Serie D e, se ci saranno i presupposti per alzare ulteriormente l’asticella, lo faremo. Tutto dipende dal rifacimento del Moccia e dalla gestione dello stadio. Non parlerò più di stadio e progetti, aspetterò il 30 giugno, tirerò le somme e lì si vedrà se bypassare o continuare a costruire, perché non era il mio sogno lavorare con un simile ed enorme disagio. Cerco di mantenere le promesse, ritengo sia sotto gli occhi di tutti il fatto che i due anni precedenti siano stati ottimi. Abbiamo programmato un campionato di fascia medio-alta, dove poterci togliere diverse soddisfazioni. Il nostro è un organico con tante opzioni, il mister ha la possibilità di schierare due squadre. Potrebbe forse mancare qualcosina lì in avanti, ma siamo contenti del lavoro che stanno facendo Fava, Sogno e gli altri elementi del reparto. È in arrivo il calciomercato invernale, al via l’1 dicembre: la voglia di primeggiare è tanta, ma bisogna avere anche raziocinio e comprendere come questa sia un’annata assolutamente sui generis, dove non si conosce l’evoluzione del campionato e delle date né dove dovremo giocare. I contagi aumentano, il torneo potrebbe terminare da un momento all’altro e questo vorrebbe dire vanificare il lavoro. I sacrifici sono tanti, gli sponsor pagano ma fino a un certo punto perché devono combattere a loro volta con problemi lavorativi. Il calcio dilettantistico ora non ha incassi, stiamo facendo un miracolo. Aspettiamo fine mese per valutare se abbassare le pretese oppure spingere ulteriormente”.

Per concludere, una considerazione manageriale: la Serie D è un campionato che, economicamente, non è foriero di opportunità ed è storicamente difficile da reggere. L’abbattimento dei ricavi di botteghino e le pressioni degli sponsor per rivedere al ribasso gli accordi rendono il discorso maggiormente gravoso. Quali accorgimenti adopererebbe per salvare e salvaguardare il movimento?

“Parlo per me: qui si fanno i miracoli. Abbiamo delle aziende con le quali è difficile andare avanti, ma bisogna adeguarsi con le misure impartite dal Governo. Detto ciò, molti sponsor hanno aderito con entusiasmo al nostro progetto consapevoli della visibilità che avrebbero avuto in Campania, Lazio e Sardegna ma, nel momento in cui sono mancati gli spettatori e il campionato ha gli stenti che stiamo, lo sconforto è diventato inevitabile. Si combatte e si cerca di coinvolgerli ulteriormente nel percorso Afragolese, ma come si può pretendere un pagamento da un imprenditore in difficoltà? Tutto ciò porta a delle problematiche per il circuito. Non ci sono abbonamenti, mancano incassi al botteghino: la Serie D è fallimentare. Mi auguro che il Ministro Spadafora o, comunque, chi è deputato a prendere certe decisioni, eroghino questi famosi 800€ per i collaboratori sportivi e i calciatori, così da permettergli di ammortizzare i problemi. Questa categoria non ti dà niente, senza sponsor o soldi propri si rischiano unicamente brutte figure. Il sottoscritto può fortunatamente contare su degli sponsor che sono in primis dei tifosi e che, dunque, comprendono e vivono le questioni societarie. Al momento speriamo che il tutto possa ricominciare, in modo tale da offrire un’agognata boccata d’ossigeno. Bisogna, però, augurarsi che non chiudano le aziende che sponsorizzano un club, altrimenti com’è possibile richiedere un impegno più o meno considerevole? La Lega non elargisce nulla, se non 3000€ una tantum: cosa possiamo fare con questa elemosina? Apprezzo il gesto, ma servirebbero 3000€ a settimana. La mia rabbia riguarda la gestione di una dinamica a suo tempo prevedibile, ciò nonostante è stata richiesta un’iscrizione dai costi importanti, tutti devono saperlo. Parliamo di 31000€ di fideiussione e 19000€ di iscrizione, ergo pronti via 50000€: ditemi con queste cifre cosa abbiamo fatto in 4 mesi. Non ti danno niente, c’è il problema del COVID, gli sponsor pagano a singhiozzo: ribadisco, tutto ciò è fallimentare. Non voglio essere pessimista, mi auguro che il tempo sia galantuomo e che questo periodo passi. Viene sicuramente meno l’adrenalina, ho sempre detto di sentirmi un tifoso e non un presidente: non gioire senza la mia gente mi rattrista, perché tutte le partite sembrano amichevoli, è un calcio vergognoso”.

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