Parlare di un evento accaduto, con il vantaggio di conoscerne le conseguenze e il risultato, è chiaro che è un esercizio facile, proprio perché ne conosciamo l’esito e con faciloneria possiamo dire che avremmo fatto esattamente come magari non è stato fatto. Nel calcio questo è un esercizio ricorrente che finisce per diventare spocchiosamente didascalico, perché quando lo facciamo ci ergiamo a soloni depositari della verità, ignorando spesso il processo che ha portato a talune scelte, anche sbagliate, dell’unica persona deputata a farle: l’allenatore. Il pareggio scaturito dalla sfida tra Napoli e Barcellona ben si presta a questo giochetto, noi qui vogliamo fare un’analisi, quanto più distaccata, di quello che abbiamo visto e cercare di capire la genesi di certe scelte e gli sviluppi che porteranno all’interpretazione della gara di ritorno. Alcuni punti fermi possono essere subito stabiliti: il Napoli ha osato poco; il Barcellona ha giocato al piccolo trotto; là dove ha imperato Diego Armando Maradona, Leo Messi ha trotterellato, accendendosi a intermittenza. È dalla semifinale di andata giocata e vinta a Milano contro l’Inter che si era capito che contro i catalani Gennaro Gattuso avrebbe adottato la stessa chiave strategica: squadra raccolta nella propria metà campo, possesso palla lasciato agli avversari, pronti a colpire al loro minimo errore. Così si stava prospettando vincente, l’agguato tra i fili d’erba del “S. Paolo” vedeva vittima Samuel Umtiti, che perdeva palla sulla pressione di Piotr Zielinski che poi crossava per Dries Mertens che faceva un gol dei suoi, imparabile nell’angolino. Vincente, perciò, la strategia di Gattuso, anche perché il Barça non cambiava ritmo di palleggio e in pratica non tirava mai in porta. Poco, troppo poco per l’aura che si trascina dietro questa squadra che riflette in pieno le voglie e gli umori del suo fuoriclasse. Per tutta la gara, infatti, i blaugrana hanno girovagato per il campo al piccolo trotto ì, come il loro faro, si sono accesi a intermittenza, quando sempre lui decideva di entrare nel vivo della manovra e di dare un segnale, hanno pareggiato con una genialata di Sergi Busquets che tra le tante sponde e tra gli spazi chiusi è riuscito a trovare un unico pertugio dove si è infilato Nelson Semedo per l’appoggio vincente e il facile gol di Antoine Griezmann. Sostanzialmente tutto qui, in una gara che non sarà piaciuta agli esteti del calcio, ma che ha visto il Napoli attuare un piano e delle scelte precise, adeguate a quello che è il suo livello tecnico, soprattutto di fronte a quell’avversario. Una gara migliore, ma forse a detrimento del pareggio del Napoli, si sarebbe potuta vedere se i catalani fossero venuti a giocare la gara per vincerla. Invece, interpretandola nell’ottica del doppio confronto, hanno fatto il minimo sindacale per pareggiare e ci sono riusciti. Si potrà storcere la bocca, ma oggi Messi e compagni così giocano, senza dimenticare che sono riusciti anche nell’intento di risparmiare energie, perché non bisogna dimenticare che domenica prossima è in programma, nella Liga, il solito Clasico infuocato. Per il ritorno di questo match, invece, restano indubbiamente favoriti gli spagnoli, bisognerà vedere che tipo di partita vorranno fare per raggiungere il risultato. Per il Napoli, non credo che Gattuso cambierà strategia, se essa potrà risultare vincente o meno dipende più che altro dagli estri del fuoriclasse in campo, Leo Messi.

Di Raffaele Ciccarelli

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