“Se Atene piange, Sparta non ride”. È quasi naturale pensare a questo antico proverbio traslandone il significato alle cose calcistiche, alla luce di quanto sta accadendo al mondiale americano.
Un continente troppo “vecchio”
L’Italia non si è proprio qualificata; il Belgio arranca con il tramonto della sua Golden Generation, così come il Portogallo di un Cristiano Ronaldo inesorabilmente avviato sul viale del tramonto; ricambi all’altezza non sembrano avere la Croazia, che ancora conta sulla corsa e il genio del quarantenne Luka Modric, e la stessa Olanda, i cui talenti sembrano non voler sbocciare mai.
Non ultima di questo elenco, anche triste e che rievoca antichi fasti calcistici, quando queste squadre ci regalavano fior di campioni, è la Germania, appena eliminata al mondiale dal Paraguay, incapace di superarlo durante la gara e irretita ai tiri di rigore.
Una formazione tedesca che forse più della mancanza degli azzurri può dare il senso del cambiamento calcistico in atto: quella teutonica è stata sempre una nazionale “prepotente”, capace di non scendere quasi mai dal podio dal 1966, fino al canto del cigno della vittoria nel 2014, e da allora è ritornata proprio in questo mondiale a superare un primo turno, salvo farsi eliminare nel modo che abbiamo detto.
Le nazionali più stabili
Indubbiamente ci troviamo di fronte ad una crisi di talenti che evidentemente non colpisce solo l’Italia, e da cui sembrano immuni solo Francia e Spagna, e di cui bisognerebbe studiare i sistemi di lavoro per poi applicarli, e non copiarli, anche noi, mentre fa poco testo, a nostro avviso, l’Argentina che vive della luce riflessa di Leo Messi, ma anche questa va spegnendosi, senza alternative.
Un distinguo va fatto anche qui, potendo i transalpini beneficiare del talento dei tanti africani che o per origine, o perché proprio stabiliti sul suolo francese, sono andati ad arricchire il vivaio dei Blues, mentre per gli iberici è stato prevalente il sistema di lavoro e reclutamento, la loro ideologia calcistica che da sempre ha privilegiato la tecnica alle capacità atletiche.
L’Africa alla ribalta
Inoltre, i francesi possono giovarsi di questa origine africana dei loro talenti, in un momento storico in cui l’Africa ha già iniziato, ed ha in stato avanzato, la sua “invasione” dei maggiori campionati europei, e sembra stia iniziando anche a darsi una organizzazione interna tra le varie nazionali che presto potrebbe portarle a competere anche per il titolo mondiale.
Questa crisi generazionale, italiana nella sua forma peggiore, tedesca in misura minore, va di pari passo, poi, con la crescita tecnica e strategica di tutte le altre nazionali, per cui oggi se il Brasile incontra il Giappone non nella sua condizione migliore, o la stessa Germania un Paraguay che, conscio dei propri limiti, imposta la partita per andare ai rigori conscio che quello può essere l’unico momento di potersela giocare alla pari contro un avversario più forte, le due più forti possono andare incontro a notevoli difficoltà.
La speranza per l’Italia
Alla fine, è la crescita di consapevolezza della fascia media che determina la diminuzione di certezze nel calcio e impone a tutti, Italia in primis, di adeguarsi alle nuove realtà, con il rischio, ignorando questi segnali, di ritrovarsi nelle retrovie del calcio mondiale, come ben sappiamo noi italiani, ormai chiamati all’ultimo appello.
