La tratta dei talenti: l’affaire della Peluso Academy

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Questi, si sa, sono mesi, settimane, giorni di calciomercato. Ore ed ore in cui si impegnano corpo e mente in trattative asfissianti per mettere il talento di turno a disposizione di un proprio allenatore.

No, non stiamo parlando della trattativa che ha portato Dybala alla Roma o quella che ha permesso a Pogba di tornare alla Juventus. Ci riferiamo ai corteggiamenti che fanno personaggi che frequentano le scuole calcio ai piccoli talenti che calcano i campi del calcio giovanile.

Un malcostume sempre più diffuso

Ed è così che ogni estate le scuole calcio della Campania (e non solo) sono alle prese con le avance dei competitors nei confronti dei propri tesserati. Contemporaneamente fanno il lavoro inverso cercando di accaparrarsi il nome di grido del momento o per completare le proprie squadre dell’attività agonistica. Già, il nome di grido. Perché nel corso di una stagione ci sono baby calciatori che si fanno notare più di altri e riempiono i taccuini degli osservatori delle società professionistiche.

La tratta dei talenti: “rubare” per vendere

E sono proprio questi ultimi quelli più corteggiati da determinate scuole calcio. Portare alla propria corte il giovane in rampa di lancio con la prospettiva di “piazzarlo” a fine anno, così da rimpinguare le casse della scuola calcio. Oltre che avere un grosso ritorno pubblicitario agli occhi dei genitori.

Le modalità di “approvvigionamento” sono molteplici. Si va dal tecnico che si porta dietro il gruppetto di “fedelissimi” al corteggiamento sui social sui profili del diretto interessato o del genitore. C’è chi addirittura, ha all’interno del proprio staff dirigenti che si occupano di osservare le partite e puntare i genitori degli avversari più forti, per proporgli il cambio di casacca.

Una stagione “vale” più di otto anni di crescita

Come detto, questi tipi di operazioni sono sempre più diffusi. Ma ci sono certe scuole calcio che nel tempo hanno affinato le proprie strategie. Continuato a fare il bello e cattivo tempo senza che nessuno facesse nulla. Di recente ci è arrivata una denuncia a cui, dopo averci riflettuto a lungo e verificato (come da anni è nostra sana abitudine), abbiamo deciso di dare voce.

La scorsa stagione un talento di una scuola calcio a nord di Napoli inizia a farsi notare per le proprie qualità. Tante società professionistiche cominciano a chiedere informazioni e recarsi sui campi dove gioca per valutarne le prospettive. Diventa così uno dei nomi di grido del momento. Su di lui si fionda anche la Peluso Academy & Company, che prima fa il giusto passaggio chiedendo alla società di appartenenza di portare il ragazzo in quel di Sant’Anastasia. Poi però, quando arriva il rifiuto da parte della società entra in contatto col genitore del ragazzino ed in qualche modo (?) lo convince a cambiare scuola calcio. Nel giro di una stagione il giovane classe 2008 fa il giro di mezza Italia con provini, tornei ed affini e alla fine viene ceduto al Torino. La Peluso Academy incasserà un cospicuo “premio” dalla società granata che non è quello di preparazione, che da parte loro non c’è mai stata. Altrimenti come da regolamento ne avrebbe preso un quinto del valore, invece d’accordo con il Torino è finita con una trattativa privata. Alla faccia dei regolamenti e dell’etica sportiva.

E la vecchia scuola calcio? Vi starete chiedendo. Beh, a loro non resta che “accontentarsi” di aver cresciuto per otto stagioni un piccolo talento a km 0; ospitandolo, abbigliamento, lezioni, tornei, dandogli tutto il necessario affinché potesse un giorno avere un’occasione del genere. Ma nient’altro che possa comunque dare un beneficio o una soddisfazione alla scuola calcio.

Peluso Academy, un nome non certo nuovo

A parziale dimostrazione del fatto che la Peluso Academy non sia nuova a meccanismi del genere c’è l’impronta stessa che per anni è stata data alla scuola calcio. Per tantissime stagioni infatti, la società ha partecipato esclusivamente al torneo Giovanissimi (oggi Under 14) Regionali, senza una filiera e senza l’attività di base. Risulta abbastanza palese dunque, che le squadre siano state allestite negli anni usando metodi quantomeno poco chiari.

Di chi sono le responsabilità di tutto ciò?

Eppure ci chiediamo come sia possibile ancora oggi, che un ragazzino tesserato per otto stagioni con una scuola calcio, faccia il salto nei professionisti partendo da una società che l’ha tesserato per una sola stagione senza che quella vecchia possa ricavarne un beneficio o un premio di preparazione.

Certo, delle responsabilità ci sono. A partire dai tre soggetti (conosciuti a molti) che hanno procurato l’accaduto quali responsabili della pseudo scuola calcio in questione; chi detiene la patri potestà del ragazzino; il Torino Calcio ed il suo responsabile che pure avendo meriti calcistici (avendo vinto qualche anno fa il Torneo di Viareggio con il Bologna) sa bene che per correttezza, per lealtà sportiva, dovrebbe consultare lo “storico” del calciatore. Come diverse società fanno, e notare che qualcosa di anomalo ci fosse.

Cambiano le norme ma non il risultato

Un pensiero al Presidente Gravina e a quelli che hanno voluto questa norma: avete creato, speriamo in buona fede, una nuova filiera di personaggi che si è inventato un mestiere a discapito e danno di ragazzini genitori e società.

La possibilità di rimediare c’è. Ci sono tanti Comitati che un progetto diverso, che potrebbe attenuare tutto ciò, ce l’hanno, basterebbe riunirli, dargli voce e metterlo in pratica.

Purtroppo negli ultimi anni sono cambiate più volte le normative che regolano il passaggio dal dilettantismo al professionismo, eppure c’è ancora chi è vittima del calciomercato dei bambini. Che noi chiameremo d’ora in poi #latrattadeitalenti.

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