Di Luigi Capasso

La beffa del destino: Koulibaly, l’uomo del grande sogno, diventa l’uomo del grande incubo. Napoli ko a Torino contro la Juventus per 4-3, nella drammatica (dal punto di vista sportivo) serata del senegalese, la peggiore probabilmente della sua carriera.

Eppure il Napoli non muore mai e se la difesa deve trovare ancora l’equilibrio, il carattere di questa squadra è un punto di partenza. Da 0-3 a 3-3 in casa dei rivali e campioni d’Italia, dopo un’ora di gioco bruttissima e un finale dirompente, prima della grande beffa. La rimonta non cancella i limiti, ma neanche le ambizioni e Lozano prenota applausi a scena aperta al suo debutto.

I limiti peggiori il Napoli li palesa a centrocampo, dove Fabian Ruiz non sostiene a dovere Allan e Zielinski, letteralmente in balìa della mediana juventina. Il gol che sblocca il match, poi, è una fuga in solitaria verso la porta con la Juve addirittura di superiorità numerica. La rete di Danilo dimostra come la coppia Koulibaly-Manolas debba ancora trovare l’intesa. Il senegalese, poi, sbaglia tutto della marcatura su Higuain, consentendo al Pipita di girarsi, dribblarlo e fulminare Meret. Uno-due devastante della Juventus di Martusciello con il pilota Sarri ai box.

Juventus troppo forte, vicina al gol con Khedira e con una traversa dello stesso centrocampista che ha tutto il tempo di prendere la mira, girarsi e calciare verso la porta. 

E’ confusione Napoli, la squadra conclude il primo tempo nella depressione più totale per i due gol subiti. 

Ancelotti propone Lozano al posto di Insigne nella ripresa, fermato da un infortunio muscolare. In avvio, però, l’unica cosa che l’attacco napoletano riesce a produrre è una conclusione a lato di Mertens. È sempre Juve, a centrocampo e in difesa le cose vanno malissimo. Lo dimostra il gol di Cristiano Ronaldo che tutto solo segna la terza rete con Koulibaly decisamente fuori posizione e Mario Rui nel disperato tentativo di chiudere la diagonale. Il 4-4-2 della ripresa, però, contiene i bianconeri e fa crescere esponenzialmente Fabian Ruiz che gioca 15 metri più dietro.

Mentre i tifosi della Juventus in delirio cantano ‘O surdato nnammurato, scatta l’orgoglio napoletano. Quella canzone allo Stadium è un vilipendio alla napoletanità, ai sentimenti di un popolo che ha un solo amore e una sola squadra: il Napoli. 

Come un toro che vede rosso, un Napoli tramortito si rialza e soffia fuoco dalle narici. Manolas segna il 3-1 riaccendendo la speranza. Lozano, l’uomo dei gol ai debutti, appoggia in rete il cross basso di Zielinski per il 3-2. 

E’ sempre partitissima allo Stadium, con Douglas Costa che immediatamente dopo spara sulla traversa con Meret che alza provvidenzialmente la traiettoria.

Non c’è tregua, il Napoli dà l’idea di stare meglio atleticamente e la Juventus non fa più male sugli esterni, perdendo anche velocità nel palleggio a centrocampo. Tra sostituzioni (Dybala per Higuain) e De Ligt con i crampi, i bianconeri rompono il ritmo. Forse al Napoli manca la cattiveria nella fase in cui capisce di stare meglio. Lozano dimostra di avere numeri per far impazzire i tifosi e spaccare le difese. A 10’ dalla fine su palla inattiva arriva Di Lorenzo che brucia De Ligt e mette in rete il 3-3. Dall’incubo Napoli si passa all’incubo Juventus. Ma è una sfida infinita e l’incubo peggiore è quello di Koulibaly che al 93’ segna una clamorosa autorete. Vince la Juventus con l’uomo che due anni fa poteva interrompere la sua storica striscia di scudetto. Una beffa del destino.

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