Sono tanti i problemi del calcio femminile. Si parte dai pregiudizi dei genitori nel mandare le proprie figlie in una scuola calcio o in una squadra tutta femminile, ai salari che percepiscono le calciatrici, alle molestie sessuali che molto spesso subiscono le atlete, non solo nel calcio femminile, ma in qualsiasi altro sport.

Ed è proprio su questo tema che la FIFpro, il sindacato dei calciatori, ha fatto un sondaggio tra 186 giocatrici delle Nazionali femminili di 18 paesi. Tale rapporto è stato reso noto dal comitato con il Raising Our Game.

A sottolineare questi problemi è proprio il segretario generale della Fifrpro, Jonas Baer-Hoffmann: “Siamo consapevoli che stiamo pubblicando questo rapporto durante un periodo estremamente incerto e preoccupante. Proprio per questo avvertiamo, a maggior ragione, la responsabilità di tracciare la strada da seguire per rilanciare il settore dopo la pandemia di corona virus. Le calciatrici dedicano tempo, energie e passione a questo sport, spesso sottopagate, e devono essere al centro del processo di ricostruzione”.

 

Il rapporto evidenzia anche che molte aziende importanti si affacciano al calcio femminile. Inoltre è cresciuto anche l’interesse dei media per le principali competizioni. Sempre secondo la ricerca “Raising Our Game” alcune giocatrici intervistate hanno dichiarato anche l’aumento del salario con i club. Infatti, secondo le intervistate, un salario medio mensile si aggira intorno ai 4.000 euro, ma ci sono tante altre ragazze, che rinunciano a praticare questo sport perchè il loro salario non arriva ai 600 euro.

Quasi il 78% delle intervistate ha dichiarato la mancata trasparenza dei club verso la crescita del calcio femminile.

Una cosa positiva riguarda le federazioni che hanno deciso di affiliarsi alla FIFA. Si è passati dal 55% al 73% tra il 2017 e il 2019. questo vuol dire che una nazione su quattro non ha una nazionale femminile.

 

Rapione, capitano della Nazionale USA

Molte atlete grazie alla loro visibilità stanno cercando un ruolo oltre il campo. Un esempio su tutti la campionessa del mondo Megan Rapinoe che ha sempre dichiarato il suo “odio” verso Trump e che pubblicamente ha dichiarato di schierarsi a favore di Joe Biden nella corsa alla Casa Bianca.

Ma la giocatrice statunitense è anche a favore dei diritti Lgbt, per l’uguaglianza di genere e per la giustizia contro la discriminazione razziale.

Oppure come la giocatrice argentina Macarena Sanchez, transessuale, ha chiesto alla federazione e al suo club, l’Urquiza, il riconoscimento del suo status di dipendente e dei suoi diritti di calciatrice professionista.

Inoltre Nadia Nadim, calciatrice afghana rifugiata in Danimarca, è stata nominata ambasciatrice nel Consiglio per i rifugiati e campione dell’Unesco per l’educazione di ragazze e donne.

 

Ecco gli obiettivi principali descritti in Raising Our Game:

 

  • Standard minimi occupazionali globali, che garantiscono che i giocatori professionisti dispongano di contratti, compensi, carichi di lavoro, ambienti di formazione e di corrispondenza adeguati, misure di salute e sicurezza, libertà di associazione e accesso ai rimedi.
  • Standard minimi globali nei tornei internazionali per garantire che i giocatori che partecipano a competizioni globali d’élite – sia club che nazionali – siano protetti e possano esibirsi al loro apice, su un piano di parità sulla scena mondiale.
  • La contrattazione collettiva come standard industriale universale in modo che i giocatori professionisti di tutto il mondo abbiano voce in capitolo nello sviluppo del loro sport.
  • Nuovi formati e programmi delle competizioni per club e squadre nazionali globali che consentono ai giocatori professionisti di godere di una carriera lunga e sostenibile.

 

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Fai clic per accedere a fifpro-womens-report_eng-lowres.pdf

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