a cura di Raffaele Ciccarelli

Per i calciofili italiani l’estate di un anno fa aveva rappresentato un momento di grande tristezza. Per la prima volta dopo sessant’anni, infatti, il tifoso di calcio nostrano si era trovato privato del piacere della partecipazione al torneo più accattivante, il campionato mondiale. Sembrava una caduta rovinosa e senza fine verso i confini dell’impero calcistico, quasi un oblio definitivo dopo che in pratica da sempre eravamo stati protagonisti.

La tristezza di quella mancata qualificazione si trasformava, poi, in un incubo per le conseguenze politico – organizzative che provocava a tutto il movimento calcistico italiano. Dopo più o meno un anno esatto, la nostra estate torna a tingersi d’azzurro, il cuore a pulsare per i nostri colori. Ferma la nazionale maggiore, che pure con la nuova guida di Roberto Mancini ha dato più di un segnale di ripresa, le tensioni, le paure, le gioie, i dolori, tutta quella gamma di emozioni che un pallone che rotola sa regalare ci sono state date dalla nazionale femminile, dalla under 20 e dalla under 21. Ha iniziato questa maratona azzurra la Under 20 impegnata nel mondiale in Polonia, con gli azzurrini di Paolo Nicolato che, partita dopo partita, sono arrivati ad un passo da quella finale mancata di un soffio pure due anni fa, ma fermatisi in semifinale di fronte all’Ucraina, laureatasi poi campione del mondo contro la Corea del Sud.

Non hanno entusiasmato, forse, con il gioco i ragazzi di Nicolato, alla fine sono arrivati quarti, superati nella finale per il terzo posto dall’Ecuador, ma questa riconferma ad altissimo livello avalla una crescita di attenzione del nostro movimento verso i giovani mai così alto come in questi anni. Merita una attenzione a parte il mondiale femminile, parlando dell’Under 21 dobbiamo dire dell’unica delusione di questa estate azzurra. Proprio continuando il discorso sull’attenzione ai giovani, mai negli ultimi anni avevamo potuto selezionare una squadra così forte, con tutti ragazzi titolari nei propri club e con alcuni addirittura scesi dalla nazionale maggiore, come i vari Federico Chiesa, Nicolò Barella, Lorenzo Pellegrini. Inoltre, la squadra di Gigi Di Biagio aveva il vantaggio di giocare in casa, ma questo è un torneo veramente spietato, che non ammette il minimo errore, e gli azzurrini hanno pagato quello commesso contro la Polonia, probabilmente sottovalutata dopo l’entusiasmante inizio contro la Spagna. Indubbiamente ha fallito la squadra di Di Biagio, per i motivi di cui sopra, mancando anche la qualificazione per il torneo olimpico.

E veniamo al mondiale femminile, al tanto bistrattato, nel nostro Bel Paese, calcio femminile, che invece ci ha regalato le emozioni più pure, quelle che forse l’omologo maschile non sa più regalarci. Le ragazze della CT Milena Bertolini, partita dopo partita, vittoria dopo vittoria, sono arrivate fino ai quarti, arrendendosi all’Olanda campione d’Europa, ma mostrando all’Italia intera che il loro calcio è un calcio vero, uguale a quello maschile con le logiche differenze fisiologiche, che però fornisce uno spettacolo altrettanto affascinante, e vincente. L’eliminazione costa le naturali lacrime di delusione, ma riferite solo a questo momento, perché questa estate in rosa – azzurro deve rappresentare un punto di partenza per far crescer tutto un movimento di sicuro meritevole delle attenzioni e della dignità che riceve in tutte le altre parti d’Europa e del Mondo. Grazie, ragazze.

 

 

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