Lo sport è fondamentale per il benessere dell’uomo, produce oltre a beneficio fisico anche un forte equilibrio a livello mentale.

Lo afferma anche una famosa locuzione latina “Mens sana in corpore sano” ossia:  “Una mente sana in un corpo sano” (tratta da un verso di Giovenale).

La consapevolezza di tale sentenza la si può solo raggiungere attraverso diverse fasi della vita. Sin da piccoli il nostro corpo ha bisogno di attività motoria. Al giorno d’oggi, dove le attenzioni dei giovani, sembrano rivolte a stimoli virtuali, come  far capire ai più piccoli che praticare sport è vitale? Ecco l’ultimo intervento dei 3, che potrete leggere online. A parlare, “I giovani prima di tutto”, una realtà sportiva ormai consolidata.

“Bisogna puntare sul periodo di quarantena per poter riflettere sulle motivazioni che spingono i ragazzi a perseverare e migliorarsi”.

Questa è l’idea comune degli allenatori Fabrizio Pedalino, Marco Grande e Domenico Salatiello che curano questo progetto in due modi.

Onlineattraverso un laboratorio di confronto atto a creare spunti di riflessioni per tutti gli addetti e appassionati del settore giovanile

Offline, il progetto continua con i concentramenti  del lunedì, presso la struttura ROYAL PARK CLUB, dalle ore 16:00 alle 18:00, in via Raffaele Ruggiero, 209 ad Agnano (NA).

Qui le idee vengono “messe in campo” con tanti giovani che partecipano, infatti definiamo questo percorso, l’accademia del calciatore. 

Chi può affiancare e supportare le decisioni dei più piccoli?

“Un ruolo fondamentale in primis, lo svolgono i genitori, che possono cogliere le passioni dei propri figli e sostenerli. Fondamentale è il loro contributo nell’aiutarli a gestire una vittoria o eventuale sconfitta in una disciplina agonistica come ad esempio il calcio. Rappresentano un modello di comportamenti critici (comportamenti morali, autocontrollo, etc.). Devono essere presenti nella loro quotidianità, scuola, sport, creando sempre un buon equilibrio nel poter far esprimere al meglio il giovane, nei periodi negativi, come quelli positivi.

Voi allenatori come e quando intervenite?

Si agisce in modo diverso ed in base all’età dell’atleta, per avere un atteggiamento mirato ai possibili risultati in quella fase di crescita, affinché si creino fondamenta forti per la costruzione del carattere. Il lavoro ben fatto può attivare e sviluppare caratteristiche positive quali Capacità di superare difficoltà; Cooperare/ relazionarsi; Aver maggior consapevolezza“.

In base all’età biologica degli atleti come deve avvenire la spinta motivazionale?

“I bambini di 5/6 anni si avvicinano al calcio seguendo il loro desiderio di gioco, non bisogna aspettarsi molto ma lasciare loro piena libertà di espressione. È necessario considerare che l’anticipazione motoria, avviene solo tra gli 8 e i 10 anni, il momento in cui riescono a percepire le intenzioni dell’avversario. Nella terza fascia tra gli 11 e 14 anni grazie allo sviluppo del pensiero, il giovane si sfida per conoscere il proprio limite. Infine tra i 15 e 20 anni, raggiunge la sua massima espressione, avvicinandosi alle caratteristiche di un adulto”.

Durante questo periodo di emergenza come si possono tenere vivi e stimolare gli interessi dei giovani atleti?

“Attraverso tante proposte sia sportive che non. Risulta formativo: guardare film e crearne un dibattito in una videoconferenza; sfidare i propri compagni in una “Challange”, esempio di dominio palla, senza ovviamente fare danni in casa; discutere di esercitazioni fatte da allievi, cercando poi di capire cosa potrebbe tornare utile in una gara; visionare partite, evidenziando vari aspetti di gioco. Tanto si può fare eccetto farli sentire abbandonati. La squadra va sempre seguita in ogni caso”.

Cosa pensate che possa accadere a livello psicologico nei giovani in questo periodo di isolamento?

“Gli allievi più svogliati e pigri, potrebbero essere stimolati da un’energia positiva, un atteggiamento diverso nella ripresa dell’attività, più motivazione nel voler riprendere ad allenarsi con obiettivi diversi, magari  migliorarsi. Cosi come i ragazzi con più volontà, potrebbero tornare più carichi di prima e raggiungere obiettivi ancora più importanti”.

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