Immaginate cosa succederebbe se un allenatore di football americano volasse oltreoceano per allenare una squadra di Premier League. Un disastro, probabilmente. In Inghilterra peraltro, culla del calcio e patria del campionato più entusiasmante d’Europa. Un esperimento decisamente azzeccato da parte di Apple TV+, che ha avuto l’intuizione di sviluppare un personaggio nato per sponsorizzare la copertura della Premier League da parte di NBC Sports.

Ted Lasso, la trama in brevissimo

Ted Lasso (Jason Sudeikis) ha appena guidato i Wichita State Shockers alla vittoria di un campionato di II Divisione NCAA quando riceve la chiamata di Rebecca Welton (Hannah Waddingham), neo presidentessa della squadra fittizia AFC Richmond. Rebecca ha ricevuto l’incarico dal suo ex-marito, noto donnaiolo, e per fargliela pagare vuole a tutti i costi che il Richmond retroceda.
Tuttavia, Ted Lasso non ha intenzione di fallire. Ama allenare ma soprattutto sa di quanto sia più importante un gruppo unito rispetto a uno schema vincente.

Perchè guardare Ted Lasso

1- Perché di serie tv sul calcio ce ne sono proprio poche. I motivi sono molteplici, ma forse il principale è che il calcio per come lo intendiamo oggi è difficile da proporre su schermo. C’è qualche eccezione, come “The English Game” (Netflix), ambientato però alla fine dell’800 e “21 Thunder” (Netflix) ambientato a Montréal, ma per far battere il cuore di noi europei ci vuole ben altro.
Noi vogliamo Wembley, San Siro, il Camp Nou, le conferenze stampa, gli scandali societari visti dall’interno: mondi quasi inaccessibili, di cui ci rimpinziamo con i telegiornali sportivi.
Ted Lasso ci trasporta in questo mondo con delicatezza, perché, in fondo, è una persona normale.
La scena topica è quando entra allo stadio per la prima volta e ne resta abbagliato. La stessa reazione che abbiamo avuto noi, la prima volta, quando passando da quel piccolo tunnel abbiamo ammirato la magnificenza di uno stadio di Serie A.

2- Perché è un manifesto di integrazione, e oggi ne abbiamo disperato bisogno. Al primo allenamento Ted si stupisce della varietà di culture a sua disposizione, mentre nel football americano è difficile trovare qualcuno che non sia… ehm… americano. Lui stesso al principio è vittima dei pregiudizi britannici nei confronti dei cugini a stelle e strisce. L’appellativo “yankee” di per sé è utilizzato con fare dispregiativo.
Un po’ tutti pensiamo che gli americani col calcio c’entrino poco. Sono fortissimi in tutto il resto, ma il calcio è ancora affar nostro e bisogna ammettere che quando sentiamo la parola “soccer” ci prende un brivido lungo la schiena. Il punto, però, è che gli autori ne sono ben consapevoli. La scelta del tono, leggero e ironico, non risparmia la satira tagliente e ci ritroviamo a ridere dei nostri stessi difetti. I più grandi? La chiusura che dimostriamo quando qualcuno mette in discussione il più sacro dei nostri pilastri. Forse, ancora di più, la violenza verbale che esprimiamo senza neanche accorgercene, che sfocia nei casi più gravi nei cori razzisti negli stadi.

3-Perché fornisce la ricetta perfetta per vincere. E con vincere, non intendo fare più gol degli avversari o prenderne uno in meno. Si ripete spesso un siparietto all’interno della serie, in cui Ted afferma di non essere interessato a vincere o perdere. Lo dice a un giornalista pronto a massacrarlo sulle pagine del “The Indipendent” e se ne assume la piena responsabilità.
La filosofia è semplice: prendi delle persone, trova qualcosa che le leghi, buttale in campo e vedi che combinano. In realtà è la sua unica possibilità, visto che di calcio ne capisce poco o niente, ma crede fermamente nella forza dell’unità e della coesione.
Se pensate che sia della retorica vi faccio due esempi: ve lo ricordate il Real Madrid dei Galàcticos, pieno zeppo di campioni, con un Beckham pronto a spaccare il mondo? Ecco, dal 2004 al 2006 non hanno vinto niente. Il secondo esempio è il Leicester e no, non avevate mai sentito parlare di Vardy e Kanté prima di quella stagione.

In conclusione

Il Golden Globe è un premio che riconosce il valore assoluto di una serie TV ed è il riconoscimento più ambito per uno showrunner. Vincendolo, Ted Lasso ci dice che scrivere (bene) sul calcio è possibile. Per riguarda l’Italia, la nostra commedia calcistica di riferimento è ancora l’ “Allenatore nel pallone” e, con tutto il rispetto per Lino Banfi, sono passati trentasette anni. Forse è il caso di aggiornarsi.

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