Da sempre il nostro giornale è vicino alle vicende legate al calcio giovanile. In 22 anni di storia ci siamo attestati come il principale organo di informazione regionale legato a giovani

Non può essere diversamente in questo periodo in cui i ragazzi e bambini sono ormai fermi da tempo. Ad una esatto dalla chiusura vogliamo sentire la voce dei protagonisti attraverso la nostra rubrica “C’era una volta… il calcio giovanile”

Questa settimana abbiamo avuto 4 ospiti di eccezione, che hanno risposto a due domande per ciascuno, vediamo quali:

Partiamo da Pietro Monfreda, allenatore dei mini allievi regionali Under 16 categoria 2005 presso la Gioventù Partenope

Ciao Pietro, cosa significa per te allenatore i giovani?
“Per me allenare è una passione che vivo a 360 gradi, sapere di poter insegnare anche una minima cosa a un ragazzo è lo stimolo più grande che possa esserci perché ti dà la gioia di allenare, ti fa stare a contatto con i giovani, ti fa conoscere realtà totalmente nuove e ti permette di sentirti sempre giovane e soprattutto di stare sempre sul pezzo perché allenare significa seguire passo dopo passo ogni singolo ragazzo. L’anno scorso con i miei ragazzi degli allievi regionali abbiamo vinto il campionato e questa è stata una gioia immensa per tutti noi, poi purtroppo non abbiamo potuto disputare i play-off a causa del sopraggiungere della pandemia”

Pensi ci siano le condizioni per riaprire le attività ad ormai un anno di distanza?
“Io penso che ora ci sarà molta voglia di tornare a giocare a calcio, ovviamente chi già prima era dubbioso e non aveva il calcio come priorità non tornerà a praticare questo sport ma chi ha passione tornerà più voglioso di prima. Purtroppo c’è molta confusione da parte di chi ci governa, basti vedere che ormai l’Italia non è più uno stivale ma un arcobaleno, io sono molto arrabbiato per come ci hanno gestiti e per come ancora oggi ci trattano. Per me c’è troppa confusione alla base di tutto e soprattutto, come sempre, a prevalere sono gli aspetti economici su quelli umani”

Continuiamo con il secondo ospite della nostra puntata, Pietro Lucignano, dirigente della ASD Gioventù Partenope e responsabile delle categorie agonistiche

Dal punto di vista economico quali danni ha portato la pandemia alle società sportive e alle scuole calcio?
“Una società (Gioventù Partenope) in attività da più di 20 anni e con una platea di circa 200 allievi oltre al danno economico non indifferente, vive anche un disagio a livello sociale e morale visto che molti bambini potrebbero decidere di rivolgersi ad altre attività non nutrendo più affezione nei confronti della nostra attività. Dal punto di vista economico tutte le Scuole Calcio hanno dovuto pagare iscrizioni, tesseramenti e tanto altro alla FIGC senza però mettere mai piede in campo dal lontano febbraio 2020″

Cosa chiedete alle istituzioni per ripartire in tranquillità?
“Che questo diventi un anno sabatico sia tecnicamente per i ragazzi che dal punto di vista economico per le società e andando più nello specifico, un anno di attività senza costi, anzi con un aiuto economico riguardante i fitti dei campi, l’abbigliamento e i campionati con criterio logistico di vicinanza riducendo le trasferte lunghe. Ci rivolgiamo al Presidente Gravina per tramite dei nostri dirigenti federali come il Presidente Sibilia, il Presidente Tisci e il Presidente Zigarelli che si debbano fare portavoce delle Scuole Calcio per portare a Gravina le nostre istanze e le nostre richieste oltre al nostro malcontento che purtroppo regna in tutti noi.”

Continuiamo con il terzo ospite della nostra puntata, Maurizio Testa, direttore della Scuola Calcio ASD Gioventù Partenope, vediamo le sue parole:

Da dove nasce la tua passione per il calcio e dove e quando nasce la tua struttura?
“Noi siamo sul territorio di Scampia dal 2000, dove abbiamo messo le basi per aprire una Scuola Calcio. Abbiamo due campi nostri, uno a sette e l’altro a nove che abbiamo costruito da poco grazie alla collaborazione di Padre Giuseppe avendo un ottimo rapporto con lui ed allenando i suoi ragazzi della chiesa quando praticavano il rugby. Quando ho visto che c’era la possibilità concreta di fare questo campo ho iniziato a muovermi e abbiamo deciso di varare questo progetto che abbiamo portato a termine pochi mesi fa. Ho sempre avuto una grandissima passione per il calcio e grazie anche agli studi ho portato avanti il mio progetto”

Questo nuovo campo di calciotto quando hai pensato di tirarlo su?
Io sono laureato in Scienze Motorie ed ho fatto la specialistica sul come gestire una struttura sportiva e questo è sempre stato un mio pallino, crearmi una struttura mia ed avere la piena libertà nell’organizzazione della Scuola Calcio. Prima di andare a fondo con questo progetto ho girato a lungo e in largo Scampia ed oltre all’ARCI Scampia cha ha il campo di calciotto, non ci sono altre strutture private dove i ragazzi possano andare a fare Sport e da qui mi sono convinto definitivamente di mettere su questo campo. Purtroppo abbiamo fatto solo un allenamento su questo calciotto perché il giorno successivo ci misero in zona rossa e siamo stati costretti a chiudere. Appena potremo faremo l’inaugurazione insieme a Padre Giuseppe e alla sua chiesa rispettando ovviamente i dovuti protocolli. Da parte nostra è stato comunque un grosso sacrificio dal punto di vista economico mettere su questo campo ma allo stesso tempo era il mio sogno crearmi questa struttura e appena c’è stata l’opportunità non ci ho pensato due volte a progettare e realizzare la mia idea. È anche un messaggio importante che vogliamo dare al nostro ambiente che nell’ultimo anno ha subito grosse limitazioni e grossi danni con tante attività che hanno dovuto chiudere. Speriamo di riaprire per fine maggio ma in realtà il mio augurio è quello di tornare a giocare e ad allenarci senza restrizioni, perché comunque gli allenamenti di oggi individuali snaturano quel che rappresenta il gioco del calcio e quello che in questi anni abbiamo cercato di insegnare ai ragazzi”

Continuiamo con l’ultimo ospite della nostra puntata, Pasquale Testa, istruttore degli under 15 regionali giovanissimi presso l’ASD Gioventù Partenope

Cosa significa e che importanza ha il ruolo di istruttore nel mondo del calcio?
“Per quanto mi riguarda oggi non è facile essere un istruttore, è una figura importante e allo stesso tempo molto delicata, si deve fare attenzione nella scelta e non considerare solo le competenze tecniche ma soprattutto quelle a livello umano, bisogna valutare il livello di empatia che si può avere con i ragazzi e i bambini. È molto importante essere un punto di riferimento nella vita di questi ragazzi perché pochi di loro diventeranno calciatori professionisti ma quasi tutti diventeranno grandi e uomini e dovranno farsi trovare pronti per affrontare le problematiche che la vita ci mette di fronte, come ad esempio il Covid-19”

Cosa sta accadendo nei giovani che piano piano stanno abbandonando lo sport in massa?
“Purtroppo questa maledetta pandemia ha messo alle corde tutti noi. I ragazzi per causa di forza maggiore sono stati costretti a restare a casa e si sono buttati completamente nei social. Noi della G. Partenopea abbiamo fatto un lavoro eccezionale nel riportare i ragazzi sui nostri campi. Per tornare a giocare i ragazzi devono avere la motivazione, essa è l’elemento fondamentale per fare le cose che ci piacciono con passioni, per divertirci ed io sono pronto nel ripartire e aspetto i miei ragazzi per ritrovarci tutti insieme in un campo da calcio”

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