Possono bastare due anni per passare dalle vertigini profonde provocate dalla caduta nel buco nero
del fallimento alla lenta e taumaturgica risalita per assedersi di nuovo al tavolo dei grandi? Nella
vita, a volte, un tale lasso di tempo può essere insufficiente alla bisogna, nel calcio, invece, succede.
È quanto accaduto alla nostra nazionale, che il nostro calcio rappresenta: nel novembre di due anni
fa iniziavano gli incubi, oggi rivediamo il sereno. A rileggere quanto accaduto in questo periodo,
per la verità, resta l’interrogativo di come sia potuto avvenire questo corto circuito, perché non
eravamo scarsi prima e non siamo diventati campioni ora, quello che è mancato all’epoca è stato
buon senso e capacità di gestire un’emergenza più “politica” che tecnica. L’onere della rinascita è
stato affidato, pienamente voluto, anzi cercato dallo stesso, a Roberto Mancini che, con pazienza e
coraggio, oltre che competenza, è riuscito a ricostruire una squadra magari non fortissima, ma con
potenzialità ancora da sviluppare, che ha di certo un presente concreto e un futuro di buon livello.
Trovata la squadra, compito del CT è stato quello di guidarla alla prima competizione classica, dopo
l’eliminazione da Russia 2018 e la buona partecipazione alla prima Nations League, con l’approdo
trionfale, gare tutte vinte nel girone, alla fase finale di Euro 2020. Premesso tutto questo, il primo
passo di ogni competizione è il sorteggio che ne disegnerà il percorso, in questo caso fino alla finale
di Wembley del 12 luglio prossimo. Felice è stata la mano dei sorteggiatori, tra cui il nostro
Francesco Totti, che hanno inserito l’Italia nel gruppo A con Turchia, Galles e Svizzera, un gruppo
non facile ma nemmeno complicato, che segnerà il definitivo nuovo inizio dei nostri colori. Con gli
elvetici andiamo ad affrontare la nazionale con cui ci siamo confrontati di più nella storia, 58 volte,
perdendo solo 8 gare, ancora meglio il bilancio con la Turchia, contro la quale in 10 volte abbiamo
sempre vinto pareggiando tre gare, bilancio simile nelle 9 gare in cui abbiamo giocato contro il
Galles, qui subendo, però, due sconfitte. Alla luce anche di questi numeri, giocando anche a Roma,
con la cautela del caso possiamo dire di essere ottimisti per la qualificazione alla seconda fase,
dovendo temere soprattutto le conoscenze che i vari Ramsey, Calhanoglu, Under, Dzemaili hanno
del nostro calcio, giocando nel nostro campionato. Detto dell’Italia, ogni sorteggio presenta quello
che è classicamente definito il “girone della morte”, e non c’è alcuna difficoltà nell’individuarlo nel
girone F. Francia, Germania, Portogallo e la vincente del Playoff A (Bulgaria, Islanda, Romania,
Ungheria) fanno prevedere fuochi d’artificio, con francesi e portoghesi chiamati subito alla rivincita
di quattro anni fa, che vide prevalere i lusitani di Cristiano Ronaldo in finale, e con i tedeschi che
vorranno lavare l’onta della prima eliminazione al girone. Interessanti anche il gruppo D, con
Inghilterra, motivata dalla finale in casa, Croazia, Repubblica Ceca e la vincente del Playoff C
(Israele, Norvegia, Scozia e Serbia), e il Gruppo E con Spagna, Svezia, Polonia e la vincente del
Playoff B (Bosnia, Eire, Irlanda del Nord, Slovacchia). Ordinari gli altri due gironi, con Danimarca
e Belgio che non dovrebbero avere difficoltà contro Russia e Finlandia, e l’Olanda che dovrebbe
dominare il gruppo C. questi i sentieri tracciati, ora la parola passerà al campo, nel mese di giugno,
per designare la nuova regina d’Europa che succederà al Portogallo.

Raffaele Ciccarelli

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