ESCLUSIVA – Afragolese, Di Girolamo: “Meritiamo un campionato importante”

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DI GIROLAMO AFRAGOLESE – Ci sono calciatori per le statistiche e calciatori per la storia. I primi mettono a referto numeri sicuramente importanti e significativi, ma i secondi tracciano una linea che divide il prima dal dopo grazie al proprio passaggio sui rettangoli verdi che tanto amiamo. Rosario Di Girolamo è sicuramente tra questi per spessore tecnico, conoscenza tattica e valori umani. Mai una parola fuori posto, una professionalità che il tempo ha rinforzato e non scalfito, elementi che hanno sublimato un livello tale da poter descrivere Di Girolamo come Imaginifico, sperando nel consenso di Gabriele D’Annunzio. Raggiunto in esclusiva dai nostri microfoni, sono diversi i temi toccati con l’esperto difensore classe ’84.

La tua esperienza ad Afragola è cominciata nella scorsa stagione, dopo una chiusura burrascosa del capitolo Giugliano e una breve parentesi ad Aversa. Possiamo dire che in questa piazza hai nuovamente trovato l’equilibrio fondamentale per competere al meglio?

“Assolutamente sì. L’anno scorso è stato abbastanza particolare per tutti, specialmente per me date tutte le vicissitudini a Giugliano. Dopo che sono andato via ho avvertito come se fosse venuto a mancare il terreno sotto i piedi, non a caso ho fatto delle scelte in maniera affrettata. Oggi è tornato tutto alla perfezione e si vede dalle prestazioni, perché un calciatore per rendere al 100% deve sentirsi tranquillo e a casa”.

Arrivato a questo punto della tua carriera è fondamentale mettere gli stimoli alla base di qualsiasi scelta professionale, perché quelli come te che tanto hanno dato al calcio campano è legittimo che abbiano determinate aspettative. Cosa ti sta dando l’Afragolese sotto questo punto di vista?

“Qui ho trovato un riscatto sia personale che professionale. Dopo la scorsa stagione abbiamo cercato di invertire il trend, dai vertici societari in primis, perché meritiamo di fare un grande campionato. Menziono proprio il presidente, perché mi fa sentire a casa: qui non mi manca niente”.

Calciatori come te, Tarascio, Liccardo, Caso Naturale hanno giocato insieme per tante stagioni, creando così un rapporto sicuramente superiore alla mera relazione calcistica: cosa significate l’uno per l’altro?

“È sicuramente un grosso vantaggio, oltre a essere colleghi stiamo insieme anche nel quotidiano. Tutto ciò ti spinge a essere uniti in campo come lo siamo fuori. L’ottimo rapporto si è instaurato anche con altri componenti della squadra e si vede da piccoli episodi e da quello che restituisce il campo. Mister Fabiano, non appena è diventato il nostro allenatore, ci ha subito definito un grande gruppo, e lui ha tanta esperienza nel percepire certe cose”.

Rosario, col tuo permesso aggiungiamo un tema personale a quello calcistico: non servono grandi conoscenze tattiche per captare la tua superiorità cognitiva in campo rispetto a una discreta porzione della scena dilettantistica. Tratto che accomuna te, Longo e qualche altro. La riflessione sorge, dunque, spontanea: hai militato 6 stagioni tra i professionisti, toccando la Serie C1, ma la sensazione è che tu sia in netto credito con il calcio.

“In tanti dicono che avrei potuto fare molto di più, ma cito due aneddoti: alla prima esperienza in Serie D feci più di trenta partite da titolare con il Pomigliano, avevo appena diciassette anni. Una grande stagione, ma al penultimo match mi sono rotto il ginocchio, ed è stata una batosta. Non mi sono perso d’animo e, basandomi solo sulle mie forze, ho fatto tanti altri anni di Serie D. Ad Aversa sono esploso, arrivando a indossare la fascia di Capitano in C2 per poi passare al Treviso, dove ho vinto proprio la C2. Approdato dunque in C1, alla seconda giornata mi sono rotto l’altro ginocchio. Ciononostante non ho mollato, sono andato avanti ma è normale che questi due infortuni importanti abbiano complicato i miei piani, dato che ho perso complessivamente più di dodici mesi. In C1 c’erano squadre importanti come Lecce e Trapani, lo stop forzato è stato duro da digerire. Non ho alcun rimpianto, anzi, mi ritengo comunque abbastanza fortunato, perché sono riuscito a vincere. Speriamo di chiudere con la ciliegina”.

Prima abbiamo citato la necessità di percepire stimoli nelle esperienze che un calciatore esperto come te affronta, ma a 36 anni è probabile che comincino a emergere riflessioni su quello che sarà: pensi al Rosario Di Girolamo dei prossimi anni oppure, fino a quando il tuo livello resterà questo, è un pensiero che ancora non occupa spazio nella tua mente?

“Mi piacerebbe allenare, ma è una cosa alla quale non penso di più di tanto, non mi passa ancora per la testa di fermarmi, probabilmente perché mi sento ancora bene. Trovo le risposte necessarie anche nelle prestazioni, perché per quanto un calciatore possa sentirsi bene bisogna ascoltare quanto detto dal campo, non sono uno stupido. Sono sereno così, il post carriera non è un pensiero impellente”.

Foto: Sport Event

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