di LUIGI CAPASSO

E’ tornato perché il calcio è il suo mondo, perché il rumore del pallone che viene colpito da chi calcia verso la porta nella sua vita è musica.
Cinque anni di silenzio, vicissitudini particolari. Cinque anni lontano da tutto e tutti, ma la condanna è stata scontata e oggi Mario Di Nola si è ripreso la sua vita. E si è ripreso il calcio, parte integrante di essa. Con tutti gli aspetti positivi e negativi.
Uno di questi è quello caratterizzato dagli esoneri, dalla poca pazienza dei presidenti, dalle situazioni che non sempre si evolvono nel migliore dei modi.
Quattro mesi di Scafatese, dal precampionato a una settimana fa, poi lo stop. La squadra non ha ottenuto i risultati sperati dal presidente Cesarano, che gli ha preferito Salvatore Nastri. Però, Di Nola poteva giocarsela. Perché con il calendario finalmente alla portata e il mercato dei dilettanti che sta per riaprirsi, il tecnico poteva scrivere un’altra storia.
Mister Di Nola, quanto le ha fatto male l’esonero?
“Dopo anni di inattività un esonero fa sempre male. E’ normale che bisogna analizzare a 360 gradi tutta la situazione. Facendolo, a mente fredda, penso di aver fatto di tutto per cercare di raggiungere i risultati e gli obiettivi prefissati. Purtroppo così fa male perché l’esonero è arrivato a due partite dall’apertura del mercato. Avevamo già individuato, con il direttore e il presidente, dove e come intervenire. Questo è il mio rammarico più grande. La società, ovvero il presidente Cesarano, ha fatto una scelta. Io spero che per il bene della Scafatese e dello stesso patron a cui sono affezionato e che fa tanti sacrifici, si possa raggiungere l’obiettivo che ha in mente”.
E’ arrivato Nastri, nessuna rivalità.
“Salvatore è un amico, un allenatore preparato e la società fatto una buona scelta per sostituirmi. Noi allenatori siamo predisposti a certe cose e dipendiamo dai risultati. Ma spero per Nastri e per Taglianetti che si possano raggiungere gli obiettivi prefissati”.
Scafatese che ha dovuto fare i conti con tante vicissitudini. Tra queste il giocare tutte le partite in campo neutro per l’indisponibilità dello stadio.
“La questione stadio rientra nella valutazione globale. Eravamo sottoposti a un peregrinare continuo, nell’ultimo mese ci siamo allenati su un campo di calcio a otto, ma dobbiamo ringraziare Ignazio Tafuri che ci ha ospitato, non potevamo far niente per cambiare la situazione. Non abbiamo giocato mai in casa. Tante componenti non ci hanno permesso di raggiungere gli obiettivi prefissati. Per questo dico che la valutazione va fatta a 360 gradi”.
Cosa avrebbe fatto potendo tornare indietro?
“Avrei preso due centrocampisti, sarei stato più deciso nel chiederli alla società”.
Avete pagato anche la stagione negativa di Liccardi…
“Gli attaccanti si vedono dai numeri, ma solo per chi legge i giornali. Un allenatore deve guardare anche altro. Vincenzo, in partita, ha fatto un grosso lavoro per la squadra e ha sempre fatto ciò che io gli chiedevo. Per me resta un attaccante da 20 gol a campionato, ma è incappato in un’annata storta, quando segnerà non si fermerà più e arriverà in doppia cifra. Con i suoi gol avremmo potuto avere quei punti in più che ci tenevano in posizioni di classifica più interessanti e non si sarebbe arrivati all’esonero”.
Mister, adesso cosa farà?
“Gli esoneri fanno parte del nostro mestiere. Un allenatore va incontro a queste cose. Cercherò di recuperare i cinque anni in cui non ci sono stato. Non ho osservato i calciatori, ho avuto difficoltà nel valutare gli under e qualcuno non lo conoscevo. Prima guardavo tantissime partite e conoscevo tutti i calciatori, adesso girerò di nuovo per i campi per vedere giovani che non conosco. Cinque anni fa, gli under di oggi avevano 13 anni e non potevo conoscerli, inizierò di nuovo a mettermi in moto guardando allenamenti e partite, facendomi trovare pronto alla prossima chiamata”.
Come è cambiato il calcio campano in questi anni?
“Ho trovato tutto nuovo, dirigenti nuovi, società nuove. Ma il calcio è sempre lo stesso, è cambiato poco dal punto di vista del sistema. Ci sono sempre 4 o 5 società importanti e quelle 3 o 4 che disputano campionati normali, poi chi ha difficoltà”.
Sarà un Di Nola un po’ ovunque quindi?
“Sì, girerò molto. Prima però voglio ringraziare il presidente Vincenzo Cesarano e l’intera piazza di Scafati che mi ha dato la possibilità di rientrare nel calcio. I tifosi e i calciatori mi sono stati sempre vicini”.

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