Il vero tifoso è colui che sogna, spera, vince con i successi dei propri beniamini e soffre quando un risultato non arriva. Pensa a come poter supportare al massimo le persone in cui pone tanto entusiasmo e analizza il perché di determinati episodi. Non critica distruggendo ma lo fa per costruire. Non si accanisce su tutto ciò che accade contro chi supporta ma comprende le situazioni.

Tutto ciò è veramente raro da vedere sia nei sostenitori di squadre d’elite che e soprattutto, nei genitori di quei poveri ragazzi che sono, per volontà loro o spesso costretti, impegnati nelle scuole calcio.

Qualche giorno fa mi sono recata, per il mio solito giro di ricerca talenti presso il campo di calcio Mian Sport Village di Quarto (Napoli). Inizialmente non credevo fosse la location verso la quale fossi diretta. Nell’aria si respirava un clima sereno e le uniche voci erano quelle degli allenatori a dare istruzioni. Avendo visto della folla al bar, seduta ed attenta, credevo fossero degli osservatori calcistici. Chedendo, invece, mi sono resa conto che quello era il pubblico, composto da genitori dei ragazzi che stavano svolgendo un incontro di Giovanissimi provinciali tra Ciro Caruso e San Giorgio 1926 e con un arbitro alla prima partita.

Incredula di trovarmi tra i parenti dei giovani atleti ho attenzionato una mamma di un giocatore del San Giorgio 1926, che comprendeva le decisioni arbitrali ed insieme al marito, analizzava con una video camera i vari tatticismi. Nei miei 25 anni di calcio non mi è mai capitato di trovare qualcuno del pubblico così competente.

Ho deciso pertanto di intervistare per stavolta una mamma in merito al fatto di voler chiudere gli spalti ai genitori del settore giovanile.

La signora si chiama Mariarosa Di Costanzo, mamma di Fulvio Masullo, del San Giorgio 1926, con un padre ex allenatore ed un marito adepto alla match analysis.

Mariarosa cosa ne pensa della proposta delle scuole calcio di far giocare le partite a porte chiuse?

Non sono daccordo, io sono una persona molto corretta e come me altri genitori corretti,  perderei molte emozioni, eccitazioni e stimoli. Il problema dei parenti non può ricadere su tutti ma solo su chi è colpevole di porre troppe aspettative ed incitare i figli alla maleducazione.

Da quanto tempo segue suo figlio?

Lo seguo dall’età di otto anni ed ora ne ha 13. Ho sempre cercato di incitarlo ma mai pressarlo. Siamo cresciuti insieme con tutta la famiglia in questa avventura.

Risalta molto il suo livello di analisi della partita, ci spiega come mai?

Mio padre è un ex allenatore e mio marito un grande appassionato, essendo nata tra il calcio, ho un buon background che ho poi coltivato nell’analisi video delle gare di mio figlio e dei suoi compagni, così,  sia lui che tutta la squadra può riosservarsi ed avere un feedback che è estremamente importante per la crescita.

Come deve comportarsi un genitore?

Puntare molto sull’autostima, anche se sbaglia non farlo abbattere ma incoraggiarlo e se non dovesse dipendere da lui, guardare avanti e superare momenti di difficoltà che possono sempre capitare.

Importante è valutare e migliorare ma questo va al di la della prestazione sportive, è scuola di vita. Non andrà sempre tutto bene o tutto male, ogni esperienza ti forma. Un assolutismo che non può mancare è la correttezza con tutti.

Cosa vorrebbe dire ai genitori per chiedere di evitare  conseguenze negative che ricadano su tutti?

Vorrei che si calmassero, siamo tutti genitori! Siamo tutti nella stessa ‘barca’! La comprensione ed il rispetto verso i propri figli e verso gli altri è la vera spinta per una vittoria sicura.

 

 

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