ESCLUSIVA – Afragolese, Liccardo: “Siamo forti, non ci nascondiamo. Qui per gli stimoli”

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CRESCENZO LICCARDO AFRAGOLESE – Costruttore di gioco che ha aggiornato verso l’alto il concetto di playmaker in Serie D, Crescenzo Liccardo è uno dei calciatori che è possibile non vede ma impossibile non avvertire. È presente anche quando la manovra non passa dai suoi piedi, perché è risaputo che il suo posizionamento in campo gli permetterà di incidere e trovare luce dove altri percepiscono buio. Non appena ha la possibilità di orchestrare, il prodotto delle sue decisioni non sarà banale. Funzionale, qualitativo, centrale, determinante: doti messe a disposizione dell’Afragolese. Raggiunto dai nostri microfoni, ecco le dichiarazioni del centrocampista classe ’91.

Cominciamo dall’ultima partita contro il Monterotondo, che avete vinto meritatamente, allontanando gli spettri che simili incontri possono presentare se non approcciati con attenzione e intensità.

“Sapevamo che fosse una partita fondamentale, anche perché precede due match in casa. Abbiamo avuto per l’intera durata del match la sensazione di dominio del gioco e della situazione, perché siamo una squadra forte. Avremmo potuto segnare 2-3 gol in più. Il Monterotondo non ci ha impensierito più di tanto, perché quest’anno sembra che riusciamo a essere pericolosi ogni volta che acceleriamo. Detto ciò, dobbiamo restare con i piedi per terra e mentalmente concentrati, perché non appena stacchiamo la spina ci esponiamo a rischi concreti”.

Hai toccato un tema importante e condivisibile: l’Afragolese dà la sensazione di saper fare male ogni volta che spinge il piede sull’acceleratore. Come ti spieghi questa qualità? È un discorso tattico, mentale oppure entrambe le componenti incidono?

“È stata allestita una squadra composta da amici, perché ci conosciamo tutti. Il mister è un padre, sia per l’aspetto calcistico che per le parole che usa, sa come motivarci. Penso che nel calcio il gruppo sia tutto e il nostro è incredibile, siamo uniti nelle gioie e nelle sconfitte, difatti ad Aprilia, pur sapendo di aver perso contro una grande squadra, ci siamo detti che avremmo potuto fare di più. Non ci nascondiamo: siamo forti e lo stiamo dimostrando sul campo. Il merito è di tutta la squadra perché, ripeto, quello che conta è il gruppo”.

Focalizziamoci su di te: nella scorsa annata hai vissuto mesi complicati, complici l’addio sicuramente sofferto al Giugliano il duplice cambiamento di squadra che ti ha portato, seppur per poco, proprio ad Afragola per poi passare al Savoia. Come ti sei sentito calcisticamente e umanamente in quel periodo?

“Psicologicamente non stavo benissimo, ho sofferto tantissimo l’addio al Giugliano. Ad Afragola c’era solo il mio corpo, non la mente, difatti oggi tutti mi chiedono chi fosse quello della scorsa stagione: io rispondo con ‘il fratello’. Ho fatto benissimo nelle mie esperienze da calciatore, solo in quel mese qui con l’Afragolese non ho reso, quindi ho scelto di indossare nuovamente questa maglia perché avevo la sensazione di essere in debito con la piazza. Le persone che mi criticavano ora mi abbracciano, perché in campo ho messo la testa a posto. L’anno scorso è stato particolare, mi sono ripreso con il Savoia, arrivando fino alla finale playoff, giocando con continuità. Ci tengo a menzionare mister Ferraro, adesso allenatore del Giugliano, che mi ha permesso di rendere nuovamente al meglio”.

Sei un calciatore che in campo dà ordine geometrie e che, allo stesso tempo, necessita di avvertire la fiducia dell’ambiente per rendere al meglio. È quanto stai trovando ad Afragola?

“Sono tornato qui proprio per gli stimoli, perché mi piacciono le sfide. Sapevo che la squadra fosse forte e cosa potessi dare. Ringrazio sia mister Fabiano che i compagni, perché avverto enorme fiducia. Ho lavorato anche a Torre Annunziata con il nostro allenatore, ci troviamo molto bene. So di poter fare ancora meglio e sono altresì convinto che questa squadra possa giocarsi fino all’ultimo qualcosa di storico. Siamo partiti in punta di piedi, ci sono compagini che hanno speso milioni di euro mentre noi, pur investendo di meno, stiamo rendendo meglio di altre rivali”.

In questa stagione hai sempre giocato dal primo minuto, testimonianza di quanto Fabiano creda in te. Che rapporto c’è con l’allenatore?

“Bellissimo. Non voglio sottrarre alcun merito ad altri tecnici, ma Fabiano è un padre per tutti noi, come dicevo poco fa. È una persona molto diretta, che non le manda a dire. Ti dice chiaramente se stai sbagliando, non interpone nessuno tra l’allenatore e il calciatore. Ha molto carisma, ci sono suoi colleghi che dovrebbero andare a scuola con lui come docente. Sa come trattare gli uomini prima che i calciatori, non fa differenze d’età ed è un grandissimo uomo, oltre che allenatore”.

Prima di Fabiano la panchina dell’Afragolese era occupata da Massimo Agovino, che conosci molto bene avendo scritto pagine di storia in quel di Giugliano. Puoi confrontarli in termini di gestione del proprio ruolo?

“Due allenatori molto bravi, che trasmettono tanto, ma che sono ovviamente diversi caratterialmente. Non posso che parlare bene di entrambi, Fabiano è molto pratico e ha vinto tanto, mentre con Agovino ho vissuto momenti indimenticabili. Il confronto non può andare oltre, hanno delle peculiarità con le quali analizzare i rispettivi percorsi”.

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