Dopo qualche mese di silenzio è tornato a parlare il presidente della Turris Antonio Colantonio, lo ha fatto ai microfoni della trasmissione web streaming “4 chiacchiere sulla Turris” , condotta dal collega di TuttoTurris Vincenzo Piergallino. Tanti gli argomenti trattati dal numero uno corallino, a partire dalla riforma dei campionati ventilati in questi giorni.

Riforma dei campionati e ricorsi: e se la Turris ambisse alla B?

Tra il sacro e il profano il presidente Colantonio ha lanciato una provocazione. «Sento parlare già di presunti ricorsi da parte di tantissime società, a questo punto lo faremo anche noi, considerando che la terza serie nessuno può togliercela perchè non provare ad andare subito in B? (ride), la Turris non è seconda a nessuno. Sinceramente credo sia difficile il tipo di riforma che vedrebbe trasformata la serie B in due giorni da 20 squadre e la C declassata a campionato dilettantistico, al 99% questa proposta, se confermata, la vedo irrealizzabile».

Senza stadio nessun progetto

Le ambizioni del presidente biancorosso sono però collegate, giustamente, a un punto imprescindibile: poter utilizzare lo stadio “Amerigo Liguori” tra i professionisti. A tal proposito il pensiero di Colantonio è chiarissimo.

«La Turris deve giocare nel suo stadio, ho sempre sognato di portare la squadra della mia città tra i professionisti, ma sarebbe impensabile giocare da un’altra parte: bisogna giocare tra i professionisti allo stadio Liguori. Se non sbaglio sono 50 anni che la Turris non vince un campionato, non vorrei non poter giocare nello stadio cittadino dopo aver fatto un’impresa. Devo dire che manca poco al completamento dei lavori per adeguare l’impianto di Viale Ungheria agli standard richiesti dalla Lega Pro: non dobbiamo mollare».

 

Sana ambizione e voglia di sognare

In un periodo così drammatico dal punto di vita sanitario ed economico, il presidente Colantonio aveva “accantonato” il calcio per dedicarsi anima e corpo alla propria azienda e alle inevitabili difficoltà economiche conseguenti alla chiusura totale di tutte le attività sul territorio nazionale. Con il passare dei giorni la crisi sanitaria sta rientrando, lentamente sta ripartendo anche l’economia, e la voglia di Turris sembra essere più forte che mai nelle parole dell’imprenditore torrese. «È sotto gli occhi di tutti la crisi economica che sta attanagliando la nostra economia, al momento è difficile fare programmi, ma il mondo non si è mai fermato e mai si fermerà, appena sarà possibile stileremo con i miei collaboratori il programma per gli anni futuri. Se continuassi il percorso non vorrei restare a vita in serie C, il calcio è un’azienda, per come la vedo io, se non vogliamo pensare meramente a una questione di guadagno, allora bisogna arrivare a traguardi che rendano la società visibile e appetibile. In tempi non sospetti dichiarai che avrei stilato un programma quinquennale per arrivare in una serie superiore, perchè non è detto che non si possa fare, se poi non dovessi riuscirci, passerei la mano. Da questo punto di vista sposo il pensiero dei tifosi: la Turris resta, i presidenti passano».

 

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