di Domenico Oione

La gara interna con la Viterbese, ha portato come epilogo finale l’inevitabile sconfitta subita di falchetti e nella quale non esiste una storia della squadra ospitante. Le vicissitudini patite sono sotto gli occhi di tutti e sconfortante il tutto ciò che è successo. Il tutto nelle parole de protagonisti che hanno vissuto la vicenda in prima persona.

D’Agostino su tutte le furie

In primis il presidente della squadra, D’Agostino: “Il tutto è veramente scandaloso. E’ una vergogna. Se questo è il calcio, vuol dire che io non c’entro niente. Mi sento deluso, offeso e preso in giro da tutti. Non ho mai visto una cosa del genere. Abbiamo fatto tanti tamponi in questa settimana per noi tragica e siamo stati costretti a scendere in campo in nove. Purtroppo siamo rappresentati malissimo. Prendo le distanze da quelle persone. Il presidente della Viterbese ha messo a rischio anche la sua squadra. Eravamo in nove ed in più tre calciatori erano con la febbre ed abbiamo ritenuto opportuno sottoporli a tampone. Eravamo in attesa dell’esito, ma c’hanno costretto a scendere in campo prima. Pur di giocare avevamo chiesto il posticipo alle 21 per essere sicuri che i tre calciatori sospetti non fossero anche loro positivi al Covid. Lo spero per loro vivamente. Ma non per la Lega e per chi la rappresenta. Interessavano solo i tre punti. Se ce l’avessero chiesti, l’avremmo dati prima. Alle due e mezza ho sentito il presidente della Viterbese; mi diceva che non poteva rinviare la partita perché lui ha speso due milioni e non poteva rischiare. E’ una questione di soldi? Qui si parla della salute delle persone. Abbiamo quindici positivi. Quando si può parlare di focolaio? Questa è una domanda che vorrei fare all’ASL. Se si trova un positivo in un’azienda, chiudono tutto per quindici giorni. E noi invece possiamo giocare. Possiamo morire! Me ne vergogno. Non presentarci? Si poteva fare. Ma non dovevamo essere noi a decidere se scendere in campo o meno. Non è giusto! Castellammare? Decidere la Lega. Se dobbiamo andare a giocare, andremo. Tanto decidono loro”.

Guidi fa da eco al presidente

A tanto si sono associate le parole del mister Guidi: “Non ha più senso parlare di calcio. Ho assistito a scene e ascoltato parole che testimoniavano come si stesse anteponendo l’interesse personale alla salute di tutti. Il momento del Paese è difficile. Per tutti. Tutti abbiamo una famiglia, dei bambini. E sentir dire da un dirigente della Viterbese che bisognava scendere in campo e che non toccava a loro decidere, qualifica tale persona. Eppure loro avevano ricordato di essere stati coinvolti in una situazione del genere quando affrontarono la Vibonese. Ebbene, nonostante ciò, hanno voluto scendere in campo a tutti i costi perché, a detta loro, era una partita troppo importante in chiave salvezza. Ebbene, basta solo questo per qualificare tali persone. Tre giocatori sono scesi in campo con la febbre. Se succede qualcosa con chi dobbiamo prendercela? La Lega non ha tutelato nessuno. Cosa conta di più? La salute? E allora non si può scendere in campo con questa situazione. Ditemi voi che segnale ha dato il calcio italiano in tutto il mondo. Vedere una partita 11 contro 9 quando c’erano tutte le condizioni per rinviarla visto che ormai sono state recuperate quasi tutte le partite in sospeso. Se la priorità è la salute, forse chi comanda si deve passare una mano sulla coscienza. Che si assumessero la responsabilità. E’ impensabile che oggi fossero ritenuti giocatori disponibili per la partita, nell’ambito del computo previsto dalla Lega, Matarese, operato di crociato, Bordin alle prese con una frattura al piede. Impensabile. Intanto non posso che ringraziare i ragazzi per essere scesi in campo nonostante le mille difficoltà. Loro sono stati monumentali. Sono orgoglioso di essere il loro allenatore”.

Queste dichiarazioni sono di estrema desolazione, e sottolineano l’amara decisione vissuta.

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