Il terrificante bollettino odierno parla di 5869 contagiati da coronavirus nell’intero capoluogo bergamasco. Appena una settimana fa, invece, su tutti i media rimbalza la notizia del diffuso contagio fra staff e giocatori del Valencia: il 35% positivo per l’esattezza. Ma facciamo un passo indietro: è il 19 febbraio quando al San Siro di Milano va in scena il match che vede opposti Valencia ed Atalanta. Quel giorno ben 45.000 persone assistettero alla partita di Champions League, affollando pullman, treni ed auto. Per non parlare di altri possibili veicoli di contagio come i bicchieri di birra passati tra i tanti tifosi presenti al San Siro.

Due giorni dopo la scoperta del “paziente 1” risultato positivo al test del coronavirus. Solamente qualche tempo dopo la situazione nei pronto soccorso del capoluogo bergamasco è tragica.

Il pneumologo Di Marco:”Il match una bomba biologica”

Il responsabile di pneumologia dell’ospedale del Giovanni Paolo XXIII di Bergamo Fabiano Di Marco riferisce:” Precipita tutto domenica primo marzo. Al mattino presto entro al Pronto Soccorso. Non dimenticherò mai. La guerra. Non trovo altra definizione. Pazienti ovunque con polmoniti gravi, che rantolavano. Sulle barelle, nei corridoi. A distanza di un mese dalla gara il primario ha definito l’incontro come una vera e propria “Bomba biologica“, che avrebbe permesso la diffusione del contagio. Nell’intevista rilasciata al Corriere della Sera l’esperto ha poi continuato:” A Bergamo ogni famiglia piangerà i suoi cari. Non sono io a dirlo, ma i numeri”.

Un mese dopo la gara la sensazione è che in quell’occasione diversi possano essere stati i contagi. Col senno di poi sarebbe stato meglio non disputare il match. Forse hanno prevalso gli interessi economici, forse la scarsa prudenza di chi ha permesso si giocasse.

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