Di Luigi Capasso

Ancelotti è nero. E con lui i calciatori. Non per il ritiro, ma per il modo in cui hanno saputo di dover andare in ritiro. L’allenatore, e di conseguenza la squadra, che il ritiro sarebbe durato fino alla gara contro il Genoa l’hanno appreso da un giornale. Da una dichiarazione di De Laurentiis resa alla stampa. Tutti erano convinti di dover restare in clausura fino alla partita di Champions League. Di fronte a questo corto circuito di comunicazione tra la società e la squadra, con il ds Giuntoli che ha cercato di riconciliare, è scattato l’ammutinamento dei calciatori. 

Poi, la decisione di non rientrare a Castel Volturno dopo il pareggio in Champions League contro il Salisburgo, con la dirigenza che è rimasta sbigottita. Ancelotti, invece, ha preferito evitare la conferenza stampa (e per questo potrebbe ricevere un richiamo dalla Uefa), forse per evitare di essere lui a sollevare il caso dal punto di vista mediatico.

Neanche Insigne, che ha parlato con Edo De Laurentiis, figlio del patron, nelle dichiarazioni post gara aveva fatto un benché minimo accenno all’ammutinamento. Però, il segnale lo aveva lanciato, dicendo che il gruppo era unito. Ciò vuol dire che è stata una decisione presa dall’intero spogliatoio. Presumibile che Ancelotti sapesse. La società no. Insigne ha anche parlato, da capitano, della tranquillità che trasmette l’allenatore.

Una vicenda che potrebbe sembrare grottesca, ma che anche dal punto di vista contrattuale ha diverse sfumature. La prima: i calciatori non hanno avuto comunicazione per il ritiro. Ciò potrebbe frenare la società nel caso in cui volesse comminare delle ammende sugli stipendi. Inevitabile che già ieri sera, se non nella serata di lunedì, siano iniziate le trattative con l’Aic per capire se era una decisione che poteva essere presa. 

Intanto, il Napoli si è ammutinato e oggi si attendono le versioni ufficiali, con la squadra che si allenerà regolarmente.

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