Il freddo intenso è tipico delle regioni del Nord Europa, un freddo che risulta quasi difficile da immaginare a noi latini che abbiamo la fortuna di vivere in zone climaticamente temperate, in una condizione ambientale che, tra le altre cose, fa sì che vi siano le condizioni ideali per giocare al calcio.

Sembra, perciò, sempre un po’ strano, all’impatto, pensare che a quelle latitudini possano nascere anche calciatori, ottimi calciatori, qualcuno anche campione. Non apparteneva, probabilmente, a questa schiera Harald Nielsen, che ha visto in queste ore la fine della sua avventura terrena, ma sicuramente è stato un ottimo giocatore, capace anche di lasciare il segno.

Harald Ingemann Nielsen, nato nel 1941 nella lontana Danimarca, scoprì ben presto la sua passione per il calcio e la vocazione per il gol, tanto da esordire in Nazionale, segnando, a nemmeno diciotto anni, contro la Norvegia. Il punto di svolta della sua vita, e della sua carriera, fu l’anno dopo, nel 1960, quando proprio ai Giochi Olimpici di Roma, Nielsen con le sue reti issò i danesi fino alla medaglia d’argento (finale persa con la Jugoslavia, due a uno), suscitando l’interesse delle società italiane.

L’anno successivo, Harald fu ingaggiato dal Bologna, l’arrivo in Italia non fu a cuor leggero: egli, infatti, dovette rinunciare alla Nazionale danese, poiché i regolamenti dell’epoca non ammettevano i professionisti. La sua militanza in maglia rosso blu durò sei stagioni, sempre scandite dai gol, diventando anche capocannoniere (insieme a Pedro Manfredini della Roma) con diciannove reti, l’anno magico fu, però, il 1964 quando, al termine di un duello infinito con l’Inter del “Mago” Helenio Herrera, non senza colpi di scena giudiziari, allo spareggio il Bologna di Fulvio Bernardini si aggiudicò uno storico scudetto e Nielsen, con ventuno reti, quella volta fu capocannoniere principe.

Tecnicamente non eccelso, dal piede un po’ ruvido, Dondolo, come fu soprannominato dai tifosi per la sua maniera di caracollare per il campo, aveva l’eccelsa qualità di conoscere la via della rete in maniera quasi rabdomantica, sfruttando anche le rifiniture di lusso di un centrocampo composto dai piedi, quelli sì, buoni, di Giacomo Bulgarelli e Helmut Haller. La sopraggiunta incapacità di convivenza per quest’ultimo portò Nielsen a lasciare Bologna per andare nelle ultime tre stagioni di carriera a Inter, Napoli e Sampdoria, senza più lo smalto dei tempi migliori, ma con un’innata simpatia che lo fece amare dai tifosi anche in queste sue brevi apparizioni.

 

 

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