Teniamolo d’occhio: Bernardo Silva

Scritto da il 31 ottobre 2017
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Bernardo Mota Veiga de Carvalho e Silva, conosciuto semplicemente come Bernardo Silva, nasce il 10 agosto del 1994 a Lisbona, capitale del Portogallo. Non aveva ancora compiuto otto anni quando tenne un provino per le giovanili del Benfica, uno dei più grandi club del Portogallo, nonché la sua squadra del cuore. La scelta spettava a Helena Costa, allenatrice portoghese che molti anni dopo firmerà uno storico contratto con la squadra maschile del Clermont Foot: “Era l’ultimo giorno, non pensavamo di trovare qualcuno veramente forte. Finché ad un certo punto un bambino magrissimo cominciò a palleggiare come se non ci fosse un domani, dribblando gli avversari anche più grandi di lui con diverse finte col piede sinistro”. Quel bambino era Bernardo Silva, entrato nelle giovanili del Benfica all’età di otto anni. Un suo ex compagno di squadra, Guilherme Venancio Matos, ha parlato così del Silva bambino: “Bernardo era il più piccolo, non vinceva un contrasto, non saltava, aveva paura dei duelli fisici. Lo chiamavamo “Cabeças” perché aveva una testa enorme rispetto al suo corpicino. Era fortissimo a calcio-tennis, giocava in coppia con Ricardo Horta”. Bernardo Silva e il Benfica hanno avuto una storia lunga 13 anni. È nato calcisticamente con le aquile lusitane, quando se n’è andato, ha scritto un messaggio d’amore ai tifosi che finiva con “E pluribus unum” (“Da molti, uno soltanto”), il motto del club tatuato anche su un braccio. “Non andrei mai al Porto e allo Sporting, nemmeno per tutti i soldi del mondo”, ha dichiarato. Con la prima squadra dei gloriosi ha giocato meno di dieci minuti in campionato contro il Porto, eppure il Monaco ha speso oltre 15 milioni di euro per portarlo in Francia. Francamente sembravano troppi per uno che ha giocato meno di trenta minuti in prima squadra, ma alla fine l’affare lo ha fatto soltanto il club monegasco. Raramente un azzardo paga così in fretta: nel suo primo anno in Ligue1 Bernardo ha segnato 9 gol in 32 apparizioni. Nella stagione 2015/2016 gioca altrettante partite con 7 reti all’attivo, mentre un anno dopo, quello più importante, vincerà il campionato con il Monaco siglando otto gol. Il resto è storia recente, una storia ancora tutta da scrivere che ha visto Bernardo passare nel Manchester City 2.0 di Pep Guardiola, che ha versato 50 milioni di euro nelle casse del Monaco di Jardim. L’evoluzione del gioco del calcio ha confinato i fantasisti nel ruolo di esterni offensivi. Bernardo è uno di quelli che corre tanto, cerca il pallone ovunque e si allarga a destra, così da accentrarsi e calciare con il suo piede preferito, delizioso e letale allo stesso tempo. Ha una visione di gioco paranormale, un controllo della palla sensazionale, intelligenza tattica e la straordinaria capacità di semplificare le cose più difficili. E’ rapido e veloce, con o senza palla, abilissimo nel dribbling stretto tant’è che nasconde spesso il pallone agli avversari, inoltre ha un ottimo tiro dalla distanza. E’ il classico todocampista perfetto per il Guardiolismo, movimento calcistico che ha bisogno di grandi pensatori col pallone tra i piedi. L’erede naturale di David Silva porta lo stesso cognome, due mancini che si uniscono sotto lo stesso cielo blu.

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Info Giovanni Acanfora

Sono Giovanni Acanfora ho 27 anni, il calcio è da sempre la mia passione più grande.

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