Inaugurato il Club Avellino “Gian Piero Tagliaferri”, di Rino Scioscia

Scritto da il 3 settembre 2010
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Giovedì 2 settembre, già un mese prima, era stato cerchiato in rosso nel calendario invisibile del cuore di tanti tifosi del vecchio Lupo: l’irrinunciabile inaugurazione del Club Avellino intitolato al mitico Gian Pietro Tagliaferri, uomo di impareggiabili virtù, e campione dall’inimitabile eleganza e fierezza!

Quando, alle 18 circa del fatidico giorno, è giunto sul piazzale del Municipio di Altavilla il pullman con a bordo il Presidente Cipriano, il direttore Dionisio e l’intera rosa dei calciatori dell’Avellino, l’entusiasmo dei tantissimi tifosi (di oggi e di un tempo) è letteralmente esploso; ed i gradoni della piazzetta prospiciente lo splendido Convento dei Verginiani (struttura di epoca barocca che ospita il Municipio altavillese) sono improvvisamente diventati quelli della curva sud del Partenio!

Fumogeni verdi, cori per i Lupi, fuochi d’artificio ed inno dei biancoverdi, diffuso con l’amplicazione che correva, festosa, lungo tutto il Corso Garibaldi. Ad accogliere i calciatori di oggi, gli “apprendisti eroi” del calcio avellinese, c’erano anche tanti tifosi dai capelli grigi, che un tempo furono ragazzi ed ebbero l’inestimabile fortuna di applaudire le gesta dei tanti “eroi veri” che, per ben dieci anni consecutivi nel massimo campionato, battagliarono contro i giganti del calcio italiano (Milan, Juve, Inter, Roma). Questi ragazzi di un tempo (ne abbiamo visti a centinaia, confusi tra gli “scalmanati” della splendida curva sud), come noi, guardavano i beniamini di oggi e tornavano con la mente ai tanti calciatori degli anni d’oro che inorgoglivano l’Irpinia tutta.

Tra questi c’era un uomo schivo, poco incline ai clamori ed alle vetrine mediatiche, intelligente e serio, compito ed elegante, davvero un ragazzo per bene: Gian Pietro Tagliaferri, da Livorno, classe 1959! Quello che poi sarebbe diventato un fulgido esempio di calciatore attaccato alla maglia ed a ciò che essa rappresentava (grintoso lottatore, dal passo deciso e felpato al contempo, centrocampista tuttofare, interdizione e visione di gioco, sacrificio e sudore, ma anche intelligenza e lucidità!), arrivò ad Avellino appena 22enne nell’immediato post terremoto, in un realtà forse troppo distante dalla sua Toscana, in una terra che aveva addosso i segni ancora freschi dell’immane tragedia. Di buona famiglia, gentile, dai modi raffinati, Gian Pietro non ci mise molto a capire ed essere capito dalla gente irpina, che in poco tempo divenne anche la “sua gente”. Per il suo impagabile impegno con la gloriosa maglia biancoverde sui campi di tutta Italia, entrò prepotentemente nei cuori di tutti i tifosi. E quando la bandiera di Salvatore Di Somma fu ammainata dall’incalzare degli anni, fu lo stesso libero, Avellinese di adozione, a suggerire l’investitura di Tagliaferri a capitano dell’Avellino. L’esperienza avellinese durò per Gian Pietro quattro, lunghi, anni! E l’entusiasmo frammisto alla commozione con i quali gli Altavillesi hanno accolto la sua sposa ed i suoi due figli maschi sono stati la palmare dimostrazione dell’indimenticabilità del suo esempio e del suo valore, umano e calcistico. Poco piu’ di vent’anni dopo quell’importante segmentodi vita vissuta in Irpinia, in un tragico e funesto giorno di novembre del 2006, anche la sua Avellino fu raggiunta dalla ferale notizia: Gian Pietro Tagliaferri, 47 anni, era stato strappato all’affetto dei suoi cari da un maledetto incidente stradale! Monica Tagliaferri, scortata dai due eredi maschi (il14enne Filippo ed 12enne Oliviero), è arrivata in treno a Napoli mercoledi, alle 13.30. Da quel momento la moglie ed i figli del compianto Gian Pietro sono stati presi sotto l’ala protettiva degli undici ragazzi fondatori del club Avellino di Altavilla (in particolare Rosario Della Pia, Raniero Biancardi e Adolfo Spiniello, rispettivamente presidente, vice e tesoriere del club), che li hanno condotti nel capoluogo irpino (in serata, ospiti della società biancoverde, hanno assistito alla partita di coppa Avellino-Aversa), prima di essere “catapultati”nella giornata clou, quella delle emozioni e dei ricordi, dell’entusiasmo e della passione!

I calciatori di oggi, scesi dal pullman, con facce tra il sorpreso e l’incuriosito, sono stati coinvolti e travolti da un’euforia contagiosa, e non hanno saputo e voluto sottrarsi alle tantissime manifestazioni di affetto della folla altavillese, e dei tanti tifosi arrivati da Avellino a dar man forte. A loro si è aggiunta la dolce signora venuta da Livorno, che, con i due suoi figli, ha aperto il corteo che ha condotto tutti (dirigenti, tecnici, calciatori, giornalisti e tifosi) lungo il corso principale di Altavilla, per l’occasione vestito solo dei due colori della festa: il bianco ed il verde! Com’è difficile, credetemi, parlare e cercare di descrivere le emozioni altrui, se non si riesce a trattenere la propria. Il vostro umile cronista non può essere solo un freddo narratore di ciò che ha visto, se deve raccontare dei luoghi e del paese che lo ha avuto figlio, e dove ha vissuto gli anni dell’età piu’ bella! Oggi (perchè tacerlo?) era anche la mia festa! Il primo vero incontro tra due amori grandi: il borgo natìo e la squadra del cuore confusi in un solo abbraccio! Rivestendo, a fatica, i panni del testimone, riprendo la cronaca dall’arrivo del corteo all’ingresso dei locali del club, situati in fondo al Corso, all’inizio di Via Roma (quella che un tempo chiamavamo “u vic a funtana”!). La folla strabocchevole ha imposto ai soci fondatori di far salire nelle due anguste stanze del club (poste sopra una scaletta stretta) solo i protagonisti della cerimonia inaugurale e qualche “fortunato” giornalista. Sopra si respirava appena, tra flash di fotografi e luci di telecamere; i ragazzi biancoverdi, stipati come sardine, e lo staff dirigenziale hanno ascoltato in silenzio alcune frasi che Monica Tagliaferri, con voce rotta dall’emozione, ha letto in ricordo del marito scomparso meno di 4 anni fa. E’ stato certamente il momento piu’ toccante della giornata: quando Monica ha tolto il velo che copriva il quadro con l’immagine di Gian Pietro, che, colmo di fierezza, indossava la maglia biancoverde con la fascia di capitano, la commozione della vedova e dei figli dell’indimenticato eroe di tante battaglie dei Lupi in serie A, ha contagiato anche i disincantati ragazzi del nuovo Avellino.

I soci del club hanno regalato una targa ricordo, oltre che alla signora Tagliaferri, anche al presidente dell’Avellino, Marco Cipriano ed al direttore generale Nicola Dionisio (particolarmente emozionato), accolto con tutti gli onori nel suo paese di nascita. Durante il ritorno alla sede del Comune, dove era previsto il taglio della torta, ho camminato accanto a Viscido e Licciardi ed ho voluto dire loro: “Ragazzi, il signore che avete visto ritratto su quel muro è stato uno dei piu’ grandi centrocampisti del calcio italiano; era un campione vero, perchè era bravo sia ad interdire che a costruire, ed era in possesso di un piede “educato”, e poi aveva un’umiltà ed una generosità infinità. Avrebbe potuto meritare la nazionale, ma essere lontano dal contesto degli squadroni del nord, e giocare in una piccola realtà provinciale non lo ha agevolato (e dire che nel suo periodo d’oro, un nazionale a lui omologo come Oriali, aveva vinto addirittura i mondiali in Spagna, pur non pontendo pensare di essere piu’ forte del nostro Gian Pietro!).

Considerato che voi due ricoprite piu’ o meno lo stesso suo ruolo, vi auguro di arrivare a fare un quarto di quello che ha dimostrato Gian Pietro, significherebbe che avrete fatto una grande carriera!” Dopo un brevissimo saluto da parte del vicesindaco di Altavilla, nella sala consiliare, Monica Tagliaferri, seduta sullo scranno piu’ alto, quello che si offre alle autorità ospiti del Consiglio Comunale, ha voluto rileggere le frasi che si era appuntata, sottolineando, stavolta, il motto di Gian Pietro :” Insistere, resistere, persistere!”. Nel salutare i presenti in sala, la moglie del compianto campione biancoverde, ha rivelato di essere andata a trovare, in mattinata, a Mercogliano il Comm. Antonio Sibilia, l’ormai 90enne ex presidente dell’Avellino in serie A. Monica ha detto che Don Antonio l’ha accolta con tanta emozione ed affetto, e non ha voluto far mancare un gesto di generosità nei confronti dei suoi accompagnatori, i soci del club Avellino di Altavilla, cui ha anche offerto un contributo economico. La festa si è poi conclusa con il taglio della torta biancoverde, con il logo dell’A.S. Avellino, nello splendido chiostro seicentesco del Convento dei Verginiani, seguito da un ricco buffet, che i calciatori dell’Avellino hanno mostrato di saper “apprezzare”.

In chiusura di questa giornata, cosa dire? Il sottoscritto segue l’Avellino da diverse decine di anni, e non ricorda di avere assistito mai, anche nei tempi di maggior fulgore dell’Avellino, ad una cerimonia inaugurale di un club biancoverde di questa portata, soprattutto con la partecipazione di dirigenti, calciatori e tifosi cosi massiccia e calorosa! Sarà stato il ricordo (assolutamente indelebile) del grande Gian Pietro, oppure l’orgoglio dell’appartenenza ad una squadra gloriosa, o la voglia irrefrenabile di una riaggregazione del tifo biancoverde, o ancora il sogno di una rinascita, di un ritorno, magari non molto lontano, agli antichi fasti? Sicuramente ognuna di queste ha avuto il proprio peso nel rendere indimenticabile questo pomeriggio altavillese.

Rino Scioscia

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4 Comments

  1. nome

    4 settembre 2010 at 08:42

    Impeccabile ed emozionante l’articolo di Scioscia su G.P. Tagliaferri: è stato capace in queste poche riga di farmi rivevere quegli anni meravigliosi quasi fosse ieri soprattutto per uno come me che ha conosciuto personalmente il nostro amato capitano PEPO TAGLIAFERRI. Grazie Rino e buon lavoro.

  2. Arnaldo

    4 settembre 2010 at 21:40

    L’articolo di Rino si racchiude in una sola parola: “BRAVO”. In bocca al “L U P O”

  3. antonio pascotto

    29 settembre 2010 at 07:00

    un articolo che ci riporta indietro nel tempo provocando più di un’emozione. ho seguito l’Avellino in tutti quegli anni ed è sempre vivo nel mio cuore il ricordo del grande Tagliaferri. grazie a Rino per lo spendido pezzo.

  4. michele troiano

    5 ottobre 2010 at 11:27

    rino sei sempre il migliore sei il beppe pisano redivivo

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